59ª Giornata mondiale della pace

Omelia di inizio anno civile nella solennità Maria Madre di Dio (Feltre e Belluno)
01-01-2026

Nm 6,22-27; Sal 66 (67); Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

 

Ad otto giorni dal Natale, questa celebrazione ci conduce alla figura della madre – “Madre di Dio” è la dedicazione di questa festa – e diventa significativo per noi cogliere tutto il valore della sua umanità che entra in un dialogo e in una relazione d’amore con il Figlio di Dio da lei dato alla luce, messo al mondo: «Nato da donna», testimonia Paolo, l’unica volta che lo fa nelle sue lettere. Nel vangelo di Luca è tratteggiato di tale madre un profilo molto delicato e profondo: «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore».

Nel messaggio di papa Leone per la 59ma Giornata Mondiale della Pace vi è un passaggio molto significativo a riguardo che sviluppa l’affermazione molto netta e inequivocabile del Papa: la «bontà è disarmante» così come lo deve essere la pace. E poi egli argomenta: «Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. “Pace in terra” cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (cfr Lc 2,13-14). Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore (cfr At 2,37)».

Qui noi incontriamo Maria, la Madre del Figlio di Dio. Nella sua stessa maternità questa madre ci testimonia il volto di un Dio “senza difese” che “si prende cura della nostra umanità. Anche lei entra in questa cura. Si apre così un orizzonte di Pace che scaturisce dal mistero d’amore di Dio. Un figlio – dice il Papa – ha la capacità di cambiarci. È la verità di tanti di noi che sono genitori. È comunque la verità di tutti noi che viviamo questa esperienza umana da figli e figlie. «Non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio», spiega Paolo dopo aver affermato la nascita da donna del Figlio di Dio.

Oggi inizia il corso di un nuovo anno civile. Non ci nascondiamo la tremenda situazione in cui versa parte dell’umanità, lì dove, come lamenta il Papa, «la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti». A partire da questi livelli fino a quello dei cuori tutta quanta la nostra umanità ha bisogno di essere disarmata per poter essere ricollocata nell’orizzonte della pace. Oggi, contemplando l’immagine del Figlio di Dio nato da Maria, dunque dal grembo di questa nostra umanità, lasciamoci cambiare nel cuore, nel pensiero, nelle nostre scelte e scopriamoci chiamati, convocati e mandati a percorre la via della Pace: «Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino».

Come credenti radicati nel mistero del Natale, sentiamo l’urgenza di condividere questa via con tutti gli operatori di pace. Guardiamoci in volto nelle nostre comunità. Ed esso l’incoraggiamento del Papa: «Sant’Agostino, indirizzandosi alla sua comunità, così scriveva: “Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso”».

Poco oltre, rilanciando la necessità del disarmo che parte dal cuore di ciascuno, egli afferma: «È questo un servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole». Rilevando, poi, che «fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata» rivolge un pressante appello ai credenti: «I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio». E conclude: «In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono».

Buon anno sulla scia di questa via della Pace!