Venerdì 30 gennaio 2026, alle ore 20.30, la chiesa di Sant’Aronne a Cusighe ospiterà la presentazione dei recenti interventi di restauro che hanno interessato l’edificio negli ultimi mesi. L’incontro intende illustrare l’esito dei lavori iniziati nel settembre 2025 e conclusi nel periodo natalizio, diretti dall’architetto Amelia Cassol ed eseguiti dalla ditta Antonio Da Ronch. L’operazione principale è consistita nella pulitura e nell’imbiancatura delle superfici intonacate interne, intervento che ha permesso un generale riordino estetico dell’aula liturgica. Contestualmente, si è proceduto al restauro conservativo dell’affresco della parete sinistra raffigurante l’Ultima Cena, opera giovanile di Paris Bordon risalente al 1527.
L’autore del dipinto, Paris Bordon (Treviso, 1500 – Venezia, 1571), fu una figura di rilievo del Rinascimento veneziano; formatosi nella bottega di Tiziano e influenzato dalla sensibilità artistica di Giorgione, seppe elaborare uno stile personale che lo portò ad affermarsi ben oltre l’ambito veneziano, fino a lavorare per la corte di Francesco I in Francia. Nell’affresco di Cusighe, il pittore declina i modi della pittura tonale inserendo le figure degli apostoli in una architettura classicheggiante di impianto prospettico, che ordina lo spazio e conferisce monumentalità all’episodio. Le figure degli apostoli, caratterizzate da fisionomie individuali e da gesti misurati, rivelano un’attenzione particolare al dato umano e alla resa psicologica, mentre la gamma cromatica calda e armonizzata unifica la composizione.
Il restauro ha inoltre consentito di valorizzare altri apparati pittorici della chiesa, in particolare parte del fregio rinascimentale che in origine correva lungo tutto il perimetro dell’aula, ornato da motivi vegetali, putti e bucrani. Sopra l’Ultima Cena è visibile un dipinto con paesaggio raffigurante un borgo turrito inserito in un contesto naturale, attribuito a Marco da Mel, che si distingue per la finezza grafica dell’esecuzione. I recenti interventi hanno inoltre migliorato la leggibilità di alcuni lacerti affrescati sulle pareti dell’aula, testimonianza di una decorazione articolata su tre strati, riferibili a un arco cronologico compreso tra il XV e il XVII secolo.
Il recupero della leggibilità di questi dipinti si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione della chiesa, le cui forme attuali risalgono alla riconsacrazione del 1514 (in occasione dei 500 anni è stato realizzato un volume di approfondimento storico-artistico a firma di Marco Perale, Jacopo De Pasquale e Flavio Vizzutti), sebbene alcune ipotesi suggeriscano origini ben più antiche, legate a una possibile fondazione altomedievale. Storicamente l’edificio ha rappresentato il principale luogo religioso della zona, oggetto di particolare attenzione da parte dei vescovi e strettamente legato alle vicende delle famiglie nobili della città, come i Miari, i Doglioni, i Giamosa e gli Egregis, i cui membri aspirarono spesso al ruolo di cappellano lasciando tracce del loro patrocinio all’interno del luogo di culto.
La serata si aprirà con un’illustrazione tecnico-artistica dedicata alle fasi del restauro e al valore storico delle opere recuperate, cui seguiranno gli interventi di saluto istituzionali. L’esposizione sarà intervallata dall’esecuzione di alcuni brani musicali, a cura del maestro Diego De Pasqual, e si concluderà con un momento di convivialità.
L’evento offrirà anche l’occasione per ringraziare enti e privati che, con generosità, hanno contribuito alla realizzazione dei lavori, permettendo di coniugare le esigenze di conservazione del patrimonio con la fruizione di un sito di rilevante importanza per la storia e l’arte del territorio bellunese.
Giorgio Reolon
