Il 12 e 13 gennaio 2026 si è svolta a Venezia la riunione della Conferenza Episcopale del Triveneto, dal titolo: «Comunità cristiane generative: inquietudini e speranze». Partecipare a questo importante evento insieme al nostro Vescovo Renato ci ha dato la possibilità di ragionare con i Vescovi del Triveneto su un tema tanto urgente quanto complesso.
Apprezzatissime e coinvolgenti le relazioni della professoressa Paola Bignardi, del priore di Bose Sabino Chialà, del teologo Stefano Didonè e di Riccardo Battocchio, teologo e vescovo di Vittorio Veneto. Sono emerse alcune problematiche, tra le quali il crescente allontanamento dei giovani dalla Chiesa. Non si tratta tanto di un rifiuto della fede, quanto di una presa di distanza da forme istituzionali percepite come poco abitabili. Si assiste inoltre ad una progressiva perdita di appartenenza e le motivazioni esaminate sono tante: non sempre giovani e adulti trovano nelle nostre comunità spazi accoglienti in cui fare esperienza di ascolto e condivisione e spesso si guarda alla Chiesa come a un’istituzione più concentrata sugli aspetti organizzativi che come testimone rivoluzionaria e appassionata, capace di accompagnare gli uomini e le donne di oggi.
In questo contesto può essere utile riflettere su una parola antica: stella. La lingua latina, nell’etimologia di sidus (stella) custodisce una chiave sorprendente. Con-siderare significa letteralmente “stare con le stelle”, orientarsi all’ interno di una conoscenza nota perché le stelle erano affermati punti di riferimento. Accanto a questo verbo ce n’è un altro: de-siderare. Qui le stelle mancano insieme ad ogni riferimento, ma proprio da questa assenza nasce una tensione creativa, un’apertura verso ciò che ancora non è dato.
Desiderare implica movimento, ascolto, scelta e rischio. Il tempo presente chiede alla Chiesa di incamminarsi, passando dalla custodia all’accompagnamento nella relazione. I giovani di oggi sono attratti dalle persone “sorgenti”, coloro che sono animati interiormente da un dinamismo di fede che diventa generativo, accogliente, appassionato, gioioso e trasparente.
La lingua latina ci offre un terzo verbo: as-siderare. Significa restare colpiti dalla luce fino a rimanere immobili. Il rischio è quello di as-siderare la Fonte viva generata da Gesù, trasformando la stella che guida in una prigione.
Non si tratta di contrapporre fedeltà e cambiamento, ma di comprendere come la fedeltà evangelica passi attraverso un discernimento rinnovato. La fedeltà non coincide con l’as-sideramento del Vivente, ma con il coraggio di con-siderare i segni del tempo in cui viviamo e di de-siderare strade nuove.
La tradizione ci ha consegnato una visione potente: «…e vidi nuovi cieli e nuova terra» (Ap 21,1). Questo ci incoraggia a non attendere che il futuro ci piombi dall’alto, perché ogni gesto di oggi può disegnare orizzonti inediti e nuove costellazioni.
È in questa disponibilità al discernimento coraggioso e paziente che possono nascere vie nuove per le nostre comunità.
Cristina Riva
