Alle ore 20.30 al Centro parrocchiale di Roe

Quale futuro per la Casa della Dottrina di Sedico?

Venerdì 30 gennaio un’assemblea delle tre comunità di Bribano, Sedico e Roe sul futuro della struttura in parte inagibile

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Quale futuro a Sedico per la Casa della Dottrina (o Casa parrocchiale “Don Paolo Simonetti”, che dir si voglia)? Questa la domanda che sarà al centro dell’assemblea parrocchiale aperta a tutti che si terrà venerdì 30 gennaio alle ore 20.30 nel Centro parrocchiale di Roe per ascoltare idee e proposte delle comunità interessate (Bribano, Sedico e Roe) sul possibile futuro di questa struttura. Costruita circa 70 anni fa grazie allo sforzo di tanti (Comune compreso) e protagonista in questo lungo periodo di un prezioso servizio (ospitando iniziative catechistiche, formative, scolastiche, culturali, ricreative), da 2 anni la Casa è in buona parte inutilizzabile (salone e aule soprastanti) a causa di seri problemi statici e sismici. Ora l’obiettivo è quello di cercare di capire quale sia il possibile e migliore utilizzo della struttura nel futuro, sempre a servizio del bene della gente di Sedico, Roe e Bribano.

Nell’invitare tutti all’assemblea i parroci don Sandro e don Giancarlo, il Consiglio pastorale e il Consiglio per gli affari economici fanno presente che per decidere cosa fare è importante tenere conto di ciò che la comunità “sente” verso la Casa della Dottrina, che rappresenta un importante pezzo di storia del paese, e percepire le esigenze e i bisogni attuali e futuri della comunità a cui è utile rispondere.

Dai confronti già avviati con il Comune e con la competente Soprintendenza è emerso che la struttura non è soggetta a particolari vincoli e da parte loro due tecnici di fiducia (l’architetto Stefano Deon e l’ingegner Nicola Canal) hanno fatto presente la possibilità di due strade diverse. Una è quella di demolire l’esistente e costruire qualcosa di nuovo: si tratta di una soluzione molto costosa (da 1 milione e mezzo di euro in su) che consentirebbe di dare vita a un salone da 200/250 posti (l’attuale ne conta 99). A questo proposito c’è da tenere presente che a Sedico c’è già una sala polifuzionale da 400 posti (Palaskating) e una sala conferenze da 140 posti (Polo Culturale), entrambe però non sono adatte ad ospitare agevolmente spettacoli teatrali, perché mancano di un palco e di un sipario.

L’alternativa è quella di limitarsi alla messa in sicurezza della struttura attuale tramite un intervento di miglioramento sismico: una soluzione molto meno onerosa rispetto alla precedente (circa 600 mila euro compresi gli arredamenti). Si tratterebbe di costruire un nuovo muro, interno a quello esistente, con delle nuove fondamenta, affinché diventi il vero muro portante. Poi servirebbe rinforzare l’attuale soffitto, che è molto pesante e fragile, con una nuova struttura metallica, a vista, più leggera e solida. Le pareti divisorie del primo piano, quelle che delimitano le aule che sono sopra il salone, verrebbero demolite e sostituite con altre più leggere rispetto a quelle attuali che sono in muratura. Con questi interventi il salone diventerà più stretto (di 30 centimetri per fianco), ma completamente fruibile, e pure le stanze al piano superiore potrebbero essere usate, anche riorganizzandone gli spazi. Da precisare infine che il resto della struttura (la parte verso la chiesa), che ha già un assetto soddisfacente, non verrebbe toccata.

Di fronte a queste proposte il Consiglio pastorale e il Consiglio per gli affari economici delle tre Parrocchie hanno cominciato a discutere sottolineando in particolare che tutti gli interventi sui beni parrocchiali vanno pensati tenendo conto delle esigenze, primariamente pastorali, del territorio con il quale è importante avviare un dialogo per mettere a fuoco i bisogni delle comunità.

Certamente va tenuto presente, sottolineano parroci e Consigli parrocchiali, che in alternativa alla sistemazione della Casa della Dottrina per i suoi utilizzi tradizionali, si potrebbe pensare a impiegare le risorse previste in altri campi: per esempio per strutture a sostegno della carità, oppure per l’accoglienza delle famiglie che fanno sempre più fatica a trovare casa, o ancora per l’ammodernamento e la manutenzione degli edifici di culto. Certo è – è stato sottolineato – che il salone della Casa della Dottrina non può rimanere in uno stato di “congelamento” ancora a lungo e decidere di “sbloccarlo” significa investire sul “fare comunità”, nella consapevolezza dell’importanza di offrire un luogo capace di favorire la socialità e la cura della formazione della persona.