La nuova Nota pastorale dei Vescovi

Rigenerare, un compito per l’IRC

L’insegnamento della religione, laboratorio di dialogo e “ponte” tra scuola, comunità ecclesiale e società

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È iniziato il 2026: un fatto che non fa notizia? Con lo sguardo dell’educatore un nuovo anno è, come ogni giorno, un nuovo inizio e una nuova opportunità.

È tempo di scelte e progetti che prendono i contorni di nuovo slancio e impegno anche nell’ambito dell’insegnamento della Religione. Entro la scadenza fissata per l’iscrizione all’anno scolastico 2026-2027 studenti e genitori sono chiamati a riflettere sulla frequenza dell’Ora di Religione nelle scuole di ogni ordine e grado.

In un clima di insicurezza e smarrimento che porta molti studenti anche a vivere forti chiusure e trovarsi in situazioni di marginalità, l’IRC può diventare quasi un ponte tra la comunità ecclesiale e la scuola, pur nel rispetto dei ruoli e delle competenze. Ne sono convinti i Vescovi italiani che hanno approvato la nota pastorale “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e di dialogo”, a 40 anni dall’Intesa che ha ridisegnato il volto della materia nella scuola italiana.

La Nota sarà oggetto di approfondimento per docenti e comunità nei prossimi mesi.

 

Rigenerare il mondo: dalle solitudini all’incontro – un compito per l’IRC

Lucia Fontana, insegnante presso il Liceo “Galilei-Tiziano” di Belluno, ci offre un interessante reportage dall’ultimo incontro di formazione per docenti di Religione Cattolica, tenutosi ad Assisi a fine novembre 2025.

“I tre giorni hanno visto l’intrecciarsi di sei relazioni con molti tempi laboratoriali, occasioni per condividere il lavoro previo che ogni docente aveva realizzato nelle sue classi (interpellando gli alunni sulla loro esperienza di amicizie, relazioni, solitudini) e per provare ad individuare nuovi percorsi di lavoro didattico.

Molto ricca la proposta formativa, partita dalla relazione del dott. Nicolò Terminio “Vivere le relazioni nell’epoca dei legami fragili” a partire da esempi della sua esperienza di psicanalista: non c’è relazione dove non c’è cambiamento, bisogna rigenerare ciò che di unico c’è in noi, differenza tra le modalità immaginaria, simbolica e reale nei piani delle relazioni; ogni incontro è grazia, dono, desiderio e discontinuità. La fragilità oggi nasce dal non sentirsi più desiderati, dal non sentire più di appartenere.

Sono seguite poi due relazioni intense, quella del Vescovo di Crema Daniele Giannotti sulla Teologia Trinitaria dal titolo “Rileggere le relazioni umane alla luce di un Dio che si presenta come relazione”, e quella del Rabbino di Roma dal 2014 al 2022, Rav Ariel, sulla interpretazione ebraica della figura di Abramo, archetipo di chi ama e della relazione tra Dio e l’uomo: alla quercia di Mamre si apre una tenda sui quattro lati e si apre un grembo: la vita è fecondata, e così l’etica può nascere dalla vulnerabilità condivisa.

L’ultimo apprezzatissimo contributo è stato di fra Pietro Maranesi dal titolo “il Cantico dell’Amicizia” con un’analisi appassionata delle fonti francescane e degli autografi di San Francesco, per incontrare la bellezza dei legami del Santo con Chiara, frate Leone e frate Jacopa.

I principali temi della nota pastorale dei vescovi italiani sull’insegnamento della religione cattolica a scuola

Il giornalista di Avvenire Enrico Lenzi, il 12 dicembre scorso riassumeva i capitoli del documento con il suo commento.

«In questi anni l’Irc, nella sua nuova formula, si è assestato come presenza abituale e apprezzata nel sistema nazionale di istruzione, nonostante qualche difficoltà che talora si incontra nella prassi» si legge nella Nota dei vescovi, che nella parte introduttiva individuano nella scuola, nella comunità ecclesiale e nella società i destinatari di questa riflessione. I

ll primo capitolo affronta I’attualità dell’Irc in un tempo di cambiamenti. La Nota ne cita alcuni, tra i più rilevanti: le migrazioni, «fenomeno, che ha molteplici implicazioni, deve essere letto non con paura, ma come un’opportunità e un dono»; un approccio della società che tende a marginalizzare, se non cancellare, il fattore religioso, «ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero». L’Irc, continuamente ripensato alla luce di queste trasformazioni, può offrire un approccio aperto ai cambiamenti e ai diversi aspetti storici, culturali, spirituali ed esistenziali dell’esperienza umana» sottolineano i vescovi nella Nota. E, soprattutto, «le nuove generazioni, per la concomitanza di diversi fattori, risentono di un clima di insicurezza e smarrimento da cui derivano non poche situazioni di isolamento e marginalità». Ecco che l’Irc può diventare quasi un ponte tra la comunità ecclesiale e la scuola, pur nel rispetto dei ruoli e delle competenze, sebbene in questi 40 anni l’Irc ha dimostrato di essere una materia capace di porsi in dialogo con gli altri insegnamenti, offrendo agli studenti spunti di riflessione, valori di riferimento e capacità di crescita umana complessiva. Opportunità offerta davvero a tutti gli studenti, anche a coloro che provengono da altri Paesi o professano altre religioni. Presenza che «richiede rinnovata attenzione al dialogo e al confronto».

Del resto, ricorda il secondo capitolo, l’Irc è «una scelta di libertà e di cultura», dato che si tratta di un insegnamento da scegliere (e lo fa l’80% della popolazione scolastica italiana), ma anche un insegnamento imprescindibile per comprendere la nostra cultura che è fortemente permeata del cattolicesimo, e «perderli sarebbe un danno per tutta la società».

Il terzo capitolo è dedicato alla figura dei docenti di religione, nel suo «profilo professionale e impegno educativo», a cui i vescovi esprimono la loro gratitudine. Anche i docenti di religione risentono della crisi di ruolo che gli insegnanti vivono nella scuola per la propria competenza e capacità di dialogo vengono scelti per ruoli di coordinamento. «Questa particolare condizione deve sollecitare gli Idr ad affinare sempre di più la propria competenza pedagogica, relazionale e metodologica, puntando a diventare punto di riferimento per tutta la comunità scolastica». Un compito nel quale non devono sentirsi soli.

Ecco allora, nel quarto capitolo, l’invito alle comunità cristiane a cogliere l’importanza del ruolo svolto dall’Irc e dai loro docenti, non solo nella scuola, ma anche nella comunità ecclesiale. «Tutta la comunità ecclesiale deve sentirsi coinvolta nella responsabilità derivante da questo impegno».