«Stare accanto gli uni agli altri, questo è il nostro posto». Sono state le parole conclusive della liturgia ecumenica celebrata, nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nella chiesa di Mussoi nella serata di martedì 20 gennaio.
Mentre le pronunciava, il vescovo Renato Marangoni era accanto a padre Adrian Ene, parroco degli Ortodossi Rumeni di Feltre, al pastore battista Samuel Oliveira, al pastore Mario Mazzoccoli, della comunità “Nuova Pentecoste” di Sedico, alla pastora Manuela Murazzano, della Missione Dolomiti di Longarone, tutti presenti con alcuni componenti delle singole comunità.
«La preghiera ci ha portato insieme gli uni accanto agli altri», ha detto ancora il Vescovo, mentre invitava i presenti a qualche istante di silenzio nel quale chiedersi anche «perché esistono ancora quei luoghi comuni che dividono i cristiani dal pensarsi assieme?».
La liturgia ecumenica, accompagnata dai canti del coro di Mussoi, è stata preparata quest’anno per tutto il mondo cristiano dalle Chiese dell’Armenia, come provano, disseminati nel testo, gli inni di san Narsete di Gla, detto il Grazioso, eseguiti con melodie inconsuete agli orecchi occidentali.
Nella sua edizione bellunese, questo tempo di preghiera ha visto commentare i brani biblici dai singoli responsabili di comunità. La pastora Manuela Murazzano ha commentato il profeta Isaia («dobbiamo digiunare dall’io: il vero digiuno è uno stile di vita, è salire oltre il gradino dell’io»); il pastore Samuel Oliveira il brano di san Paolo agli Efesini che dà il tema alla Settimana di preghiera del 2026: «Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati»: «Anche oggi vediamo uomini e donne che possono realizzare l’opera di Dio, se siamo uniti dallo Spirito Santo di Dio», ha detto Oliveira. Mario Mazzoccoli è intervenuto dopo il brano evangelico di Giovanni: «Oggi c’è la ricerca della luce, c’è la ricerca di una soluzione per il buio che è oggi carenza di speranza, mancanza di fiducia, anche nelle istituzioni e negli uomini di Dio». Ha ricordato come sia una situazione fortunata «quella di chi, come noi, può leggere la Bibbia» in un mondo dove tante sono le persecuzioni religiose.
A chiudere gli interventi è stato padre Adrian Ene: con olio profumato, benedetto a Gerusalemme, dopo aver commentato il Vangelo dei dieci lebbrosi, ha fatto il segno della croce sulla fronte dei 130 partecipanti alla liturgia, condotti poi dalla squisita ospitalità dei Frati cappuccini nelle sale parrocchiali per un momento di condivisione.
Giuseppe Bratti
