Isaia 9,1-6; Sal 95 (96); Tito 2,11-14; Luca 2,1-14
Stamane celebrando l’Eucaristia nella Casa Circondariale di Belluno, al chiuso di quella “cassaforte”, mi aveva particolarmente colpito questo stesso inizio del racconto evangelico che abbiamo ascoltato poco fa: «1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. […]. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme […]. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta» (cap. 2).
Guardavo il volto dei detenuti e mi è venuto spontaneo dire che siamo tutti censiti in questa era digitale, come Giuseppe e come Maria. Ma, ecco, che nasce un bambino! Cosa conta di più? Il racconto di Luca ci ha ricordato i potenti del mondo di allora, in particolare l’imperatore Cesare Augusto che detta legge su interi popoli e sconvolge il ritmo di vita di questa minuscola famiglia costretta a un viaggio impegnativo per farsi censire.
E mi chiedo, anzi ci chiediamo: dove sta Dio? Il profeta Isaia tanto tempo prima l’aveva indicato: «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio» (Is 9,5).
Possiamo dire – celebrando il mistero del Natale – che su quel bambino neonato si fissa lo sguardo di Dio. Ogni nascita è il miracolo umano che commuove Dio e ne cattura lo sguardo. Quanti di voi sono padri conoscete quello sguardo sul figlio neonato. Ecco dove sta Dio: in quella commozione infinita, indicibile, che si staglia nel brivido di una nuova vita venuta a questo mondo.
Sì, siamo invitati nel Natale a sorprenderci di un Dio commosso con il suo sguardo di infinito amore sul figlio neonato.
Il racconto dell’evangelista Luca ci avverte che tale sguardo si estende, viene partecipato e permette una visione nuova, offre un segno da riconoscere. Ai pastori, che pernottavano all’aperto e vegliavano il gregge, giunge un po’ di questa luce, ne sono inizialmente intimoriti, ma ecco vengono rassicurati e chiamati «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo […]. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
Ecco come Dio ci sorprende e dove ci invita a riconoscere il suo segno, la sua commozione, la sua vicinanza, il suo darsi, il suo stare con noi.
Forse tante volte abbiamo smarrito la percezione di questa umiltà e bontà di Dio. Abbiamo preteso che la sua presenza imperasse tra noi e si imponesse con potenza per dare ragione alle nostre credenze. Ma Dio nel Natale di quel bambino, nato da Maria a Betlemme in una mangiatoia e affidato alle cure paterne di Giuseppe, non è così. Nello sguardo ammirato di Giuseppe, nelle cure amorevoli della madre Maria che lo ha partorito, noi possiamo – stupìti e con intima gioia, come fu per i pastori – scorgere la commozione di Dio, il suo brivido d’amore per ogni vita nata, anche per ciascuno di noi che abbiamo attratto il suo sguardo fin dal nostro venire alla luce.
Dice Hannah Arendt che la nascita è il miracolo che preserva il mondo dalla sua rovina infondendo fede e speranza nei viventi. Vi auguro che l’annuncio di questa notte – «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio» (Is 9,5) – arrechi gioia e speranza a voi viventi in questo mondo!
