Si è concluso il ciclo di conferenze giubilari – organizzato dalla Biblioteca Gregoriana di Belluno in collaborazione con il Seminario Gregoriano, l’Ufficio diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, l’Ufficio diocesano di Pastorale dei giovani, la Parrocchia Duomo-Loreto – che ha esplorato, attraverso diverse prospettive, alcuni aspetti fondamentali legati al Giubileo.
Il battesimo e la speranza per Albino Luciani
Dopo la prima serata, il 28 ottobre, dedicata ai giovani, la conferenza L’Alleluia dell’amore affamato: la speranza e il battesimo negli scritti del beato Giovanni Paolo I, proposta da don Davide Fiocco il 12 novembre, ha messo in dialogo il pensiero di Giovanni Paolo I con due grandi temi dell’Anno santo 2025. Nella prima parte il relatore ha ricordato come per Luciani il battesimo fosse innanzitutto un dono di gioia: la “gioia del primo battesimo” che celebrò nel 1935 resta per lui simbolo della rinascita “in acqua e in spirito” da cui scaturisce la vita nuova in Cristo. Il battesimo, insieme alla cresima, inaugura una dignità radicale: è “la promozione delle promozioni”, la nobiltà che fonda l’identità di ogni cristiano. Da qui il ruolo dei laici, già caro a Luciani negli anni del Concilio: consacrati per grazia, testimoni capaci di discernimento, chiamati ad agire nella Chiesa dei battezzati delineata dalla Lumen gentium.
Nella seconda parte Fiocco ha mostrato come la speranza sia stata la virtù che più ha sostenuto papa Luciani. Richiamando Péguy, egli la definisce “virtù bambina”, il “sorriso della vita cristiana”, la fiducia che attende perché sa che Dio è onnipotente, ama immensamente ed è fedele alle promesse. Nell’udienza del 20 settembre 1978 parlava della “fame dell’amore di Dio”, quella che sostiene il cammino dei credenti.
Il battesimo nella storia: le storie ritrovate negli archivi parrocchiali bellunesi
La terza e ultima serata – quella di venerdì 5 dicembre – ha offerto un suggestivo viaggio nella storia, guidato da Giorgio Fornasier.
Noto al pubblico come musicista e tenore lirico, e per i suoi 35 anni con il celebre duo “I Belumat” – un’attività sempre affiancata all’impegno nel volontariato – Fornasier ha rivelato una passione meno conosciuta, ma altrettanto intensa: quella per la ricerca storica negli archivi parrocchiali.
Da 25 anni, Fornasier si dedica con meticolosa attenzione allo studio e alla trascrizione dei dati relativi alle famiglie bellunesi, concentrandosi in particolare sui registri di nascite, battesimi e matrimoni di Limana, delle parrocchie del centro storico di Belluno (S. Stefano e Duomo) e di Villabruna di Feltre. Quest’opera di volontariato è nata in risposta alle innumerevoli richieste di notizie sui loro antenati da parte dei bellunesi migrati in Sud America, stabilendo un ponte di memoria tra il presente e un passato spesso dimenticato.
La trascrizione dei dati contenuti nei registri parrocchiali, con la preziosa collaborazione di Francesco Merola, si traduce in un’opera di salvaguardia della memoria: sono migliaia le fotografie e i documenti digitalizzati, sottratti al rischio di oblio imposto dalla fragilità delle vecchie carte.
Il ricercatore ha svelato la vastità del suo impegno: “Nell’arco di 25 anni di lavoro ho trascritto migliaia di dati a partire dai primi libri delle nascite del 1552 fino ai giorni nostri, attingendo informazioni dai preziosi libri che portavano lo ‘Stato delle Anime’ e facendo controlli incrociati”. Un’opera che ha permesso di ricostruire la storia delle famiglie di Limana dal 1668, delle parrocchie di Belluno dal 1681 al 1920 e che è tuttora in corso per Villabruna.
Dalle pagine ingiallite riaffiorano storie di vita segnate da dure prove. Emerge drammatica l’altissima mortalità infantile, con picchi concentrati soprattutto nei rigidi mesi invernali, e il tragico tributo delle donne che morivano di parto. Parallelamente, i documenti raccontano il fenomeno dell’emigrazione. Nelle parrocchie periferiche, e in modo significativo nel Feltrino e a Villabruna, si registrava una forte mobilità: sia emigrazione stagionale (spesso per lavori sulle ferrovie europee), sia esodo definitivo verso le Americhe, con destinazioni come il Brasile, il Venezuela, gli Stati Uniti e il Canada.
Un capitolo di particolare rilevanza, frutto di un approfondito lavoro di ricerca, è quello che Fornasier ha dedicato agli “esposti” con il suo studio I fioi de la roda. Questi bambini venivano un tempo lasciati nell’apposita ruota dell’ospedale di via Loreto a Belluno o provenivano dagli Istituti della Pietà di Venezia e Treviso. La ricerca svela che le famiglie locali spesso adottavano questi bambini, talvolta anche per il beneficio economico che ne derivava. Tuttavia, la loro esistenza era spesso segnata dall’abbandono e dall’emarginazione sociale.
L’opera di Fornasier si configura come un atto di volontariato sociale nelle parrocchie. E come lui stesso ha affermato, “la nostra paga è vedere la felicità, la gioia e il grazie di queste famiglie migrate all’estero”, che in alcuni casi tornano a cercare le radici e a visitare i luoghi dei loro avi. Un legame con la terra che rischia di spezzarsi se la memoria non viene curata.
Inoltre, Fornasier ha sottolineato come gli archivi parrocchiali siano fondamentali per ricostruzioni storiche e, soprattutto, per creare alberi genealogici “veri e reali, senza attribuzioni di nobiltà presunte o origini fantasiose”. Questi registri offrono uno spaccato interessante della storia locale, della vita e dei costumi di quei tempi, grazie anche alle note e ai commenti che i parroci aggiungevano in occasione di eventi importanti.
L’incontro stimola a sostenere la conservazione e la valorizzazione di questo inestimabile patrimonio documentale. Solo attraverso la cura e lo studio di questi archivi, le comunità possono evitare la perdita della propria memoria storica e permettere alle nuove generazioni di scoprire le proprie radici nel racconto vivo che riaffiora dalle vecchie carte.
Giorgio Reolon





