Conclusione del Giubileo

Il seme di un mondo più unito

Un messaggio per alcune realtà della Diocesi, un desiderio da portare avanti come frutto dell’esperienza giubilare

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La Messa di conclusione del Giubileo della Speranza 2025 è stata l’occasione per invitare gli adolescenti e i giovani della Diocesi, che in momenti diversi hanno vissuto l’esperienza del pellegrinaggio giubilare a Roma. Gli adolescenti dal 25 al 27 aprile e i giovani dal 28 luglio al 3 agosto: due esperienze diverse, ma che hanno lasciato segni comuni. È questo, infatti, che emerge dalla condivisione che una quindicina di giovanissimi e giovani hanno fatto dopo aver partecipato in Cattedrale alla Messa.

Accolti nel sagrato della Cattedrale da don Sandro per un primo saluto, le ragazze e i ragazzi, accompagnati alcuni anche dai loro animatori hanno animato la Messa accogliendo i fedeli, presentando i doni all’altare e condividendo alcune intenzioni nella preghiera dei fedeli.

Sono stati poi invitati a seguire il vescovo Renato, pellegrino con loro a Roma, nella processione finale che ha aperto il Giubileo della quotidianità, come ha ricordato il Vescovo nell’omelia.

Dopo un pranzo condiviso nei locali del Seminario, ciascuno di loro ha ricordato con una foto, una parola o un oggetto l’esperienza vissuta: dai gadget del Giubileo, che sono diventati simboli di gioie condivise con migliaia di altri ragazzi e ragazze, di unione verso una stessa mèta, rappresentata dalle Porte Sante attraversate, di condivisione delle proprie fragilità e stanchezze, al ricordo di persone che si sono prese cura di ciascuno, alle relazioni di amicizia rafforzate o nate, ai momenti di preghiera e di riflessione che parlano di una Chiesa viva, agli zaini svuotati dalle provviste, ma arricchiti di volti, di dialoghi e di relazioni.

In un lavoro a piccoli gruppi, poi, i giovanissimi e i giovani presenti hanno formulato un messaggio da lasciare ad alcune realtà della Diocesi, in cui hanno espresso un loro desiderio da portare avanti nella loro realtà di vita, frutto dell’esperienza giubilare. Lo consegniamo al buon terreno delle nostre comunità come “seme di speranza”.

Sara Soccal

Una testimonianza

Siamo una piccola rappresentanza degli adolescenti e dei giovani che hanno vissuto i pellegrinaggi verso Roma in questo Anno Giubilare. Con noi, tante persone hanno camminato, hanno condiviso, hanno sognato. Ci hanno accompagnato i nostri educatori, i nostri catechisti, i nostri parroci, i nostri genitori, i nostri insegnanti, i nostri amici, le nostre comunità parrocchiali. Sentiamo il bisogno di ringraziare e di non sprecare quello che abbiamo vissuto, sperimentato, visto, sentito, toccato. Per questo, vorremmo rivolgere un messaggio semplice, dal profondo del cuore, perché la nostra esperienza, pur piccola, sia condivisa e possa portare frutto lì dove lo Spirito farà crescere queste parole.

Ai nostri insegnanti ed educatori vorremmo dire che

«abbiamo visto tanti giovani che si sono messi in gioco attraverso la fatica e le varie attività di condivisione, con il desiderio di abitare le domande e trovare le risposte, anche con stimoli diversi. Non dobbiamo abbatterci se non ci sono più i “grandi numeri” di una volta: puntiamo, invece, sulla qualità della nostra testimonianza e vediamo il buono nei giovani che ci sono affidati, sempe meritevoli di attenzione».

Alle comunità parrocchiali della nostra Chiesa di Belluno-Feltre vorremmo dire che

«l’esperienza del Giubileo è stata per noi l’occasione di creare legami solidi e profondi, basati sulla condivisione di speranze e di valori. Questo non sarebbe stato possibile senza il supporto, il pensiero e la preghiera delle nostre comunità, che ci hanno accompagnato e hanno testimoniato la vicinanza della fede. Il nostro desiderio sarebbe quello di permettere che tutte le persone di tutte le età trovino nelle parrocchie un luogo dove sentirsi accolti e dove sperimentare il volto gioioso della Chiesa».

Ai nostri coetanei e coetanee vorremmo dire che

«ognuno di noi è un piccolo pezzo di un grande puzzle, che si è unito agli altri per un unico scopo: condivisione, unione, speranza. Speriamo che altri, tra voi, possano avere la voglia e la possibilità di sperimentare le emozioni che noi abbiamo potuto sperimentare. Sarebbe bello che, invece che ogni 25 anni, il Giubileo fosse più frequente per dare a tutti e a tutte la possibilità di partecipare».

Alle persone sole o ammalate vorremmo dire che

«nell’esperienza del Giubileo, abbiamo avuto la possibilità di vivere gli uni accanto agli altri e abbiamo capito che, anche nelle difficoltà che ci possono capitare (a noi, per esempio, la fatica del cammino e il caos del sovraffollamento), non siamo soli. Sappiamo che ci si può sentire soli, ma abbiamo capito che nessuno lo è! La speranza è che l’unione che abbiamo vissuto con il pellegrinaggio diventi il seme di un mondo più unito, in cui nessuno debba sentirsi solo o emarginato. Desideriamo che qualsiasi persona che ne abbia necessità venga sempre ascoltata e aiutata, come è stato per noi in questo cammino».

Il Giubileo rimane aperto nella vita