A cura di don Giorgio Lise (3ª domenica di Avvento - anno A)

La domenica “Gaudete”

Accogliere il Dio delle sorprese che sconvolge i nostri piani e chiede di fare cose che mai avremmo immaginato

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La terza domenica di Avvento che celebriamo oggi è detta la domenica “Gaudete”.

1. L’apostolo Paolo ci dice più volte: state lieti sempre, rallegratevi nel Signore sempre. Ci chiediamo come sia possibile questo, nella nostra vita, e soprattutto in questo periodo piuttosto difficile che stiamo attraversando. Il Natale al quale ci stiamo avvicinando, ci dice che è possibile essere gioiosi perché il Signore è vicino. È possibile la gioia, non perché le cose vadano sempre bene, ma perché Dio ha mandato il suo Figlio, ci ama, su di noi ha sempre progetti di pace e non di sventura; si fa uno di noi, si affianca a noi e ci aiuta a superare ogni difficoltà, perfino la morte. Nulla e nessuno ci potrà mai separare dall’amore di Dio. Qui sta la ragione ultima della nostra gioia.

2. Ma chiediamoci se sappiamo riconoscere la presenza del Signore in mezzo a noi, anche se non corrisponde spesso all’immagine che ci siamo fatti di Lui.

Giovanni (nell’immagine un’icona di M. Rossa) manda i suoi da Gesù a chiedergli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Non ci saremmo mai aspettati da Giovanni una simile domanda. Lui aveva riconosciuto Gesù come Messia sulle rive del Giordano, e come Messia lo aveva presentato ai suoi discepoli; ora invece non ne è più sicuro e ha un dubbio atroce in cuore.

Giovanni, lo sappiamo, nella sua predicazione, usava immagini dure come scure, fuoco, bufera. Gesù invece è tutt’altro: ridona vista a chi non vede, passo sicuro allo storpio, gioia dell’ascolto al sordo, carnagione da bambino al lebbroso, vita ad un corpo freddo, gusto di vivere e serenità al povero.

Sostanzialmente Gesù non rientrava nei suoi schemi; portava avanti la sua missione, in modo misericordioso, paziente, mite, fatto di guarigioni, di vita e di annunci di speranza, mentre lo stile di Giovanni era severo, fatto di richieste di conversione immediata e radicale, senza appelli e senza ripensamenti. La sua, è una crisi di fede, nascosta dietro una domanda.

3. Anche a noi può succedere lo stesso, quando vogliamo far rientrare Dio dentro i nostri schemi. Allora non è sufficiente impegnarci ad “accogliere Dio”. Bisogna essere disposti anche ad “accogliere un Dio diverso”. Diverso dalle nostre idee e dalle nostre immagini abituali. Occorre purificare continuamente e accuratamente la nostra idea di Dio confrontandola con l’immagine autentica del Padre, che Gesù manifesta con la sua stessa persona. Un Dio che ama concretamente e chiede a noi di fare lo stesso: la “Domenica della carità” che oggi celebriamo in Diocesi può aiutarci a rivestire di amore concreto le nostre giornate, sia con scelte straordinarie per situazioni particolari, ma soprattutto come stile di vita quotidiano.

La cosa, cari amici, non è facile: un Dio che agisce in maniera diversa da come ci aspettiamo, che non si comporta secondo i nostri parametri di giustizia, di opportunità o di prudenza, che non ascolta i nostri suggerimenti, può creare dubbi e sconcerto. Ma soltanto se riusciamo ad accettarlo così, saremo capaci anche di accoglierlo, di imitarlo e quindi di testimoniarlo con gioia.

Difficile metterci su questa strada? Il periodo dell’Avvento può costituire un vero “kairòs”, un tempo favorevole, una occasione propizia per accogliere nella sua “Verità” il Dio che viene, tante volte così lontano da come lo immaginiamo e da come, qualche volta, lo vorremmo! A noi il compito di accogliere il Dio delle sorprese che spesso sconvolge i nostri piani e ci chiede di fare cose che mai avremmo immaginato di fare. Lui stesso – presente e vivo – ci aiuterà a riconoscerlo nella fede e a testimoniarlo nella carità.

Allora vivremo davvero nella gioia: quella – come dirà Gesù stesso – «che nessuno vi potrà togliere».