«Morto un papa, se ne fa un altro». Il detto popolare ricorda che nella Chiesa il passaggio di consegne avvenga sempre dentro un equilibrio tra continuità e cambiamento. Qui si colloca anche il Cammino sinodale italiano, una delle eredità più significative lasciate da papa Francesco.
Le radici di questo percorso risalgono a dieci anni fa. Nel 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, Francesco ricordava: «Fin dall’inizio del mio ministero come Vescovo di Roma ho inteso valorizzare il Sinodo». E articolava i tre livelli della sinodalità: «nelle Chiese particolari», nelle «Province e Regioni ecclesiastiche… e nelle Conferenze episcopali», fino al livello «della Chiesa universale».
Solo nel 2021, dopo ulteriori sollecitazioni del Papa, la Conferenza episcopale italiana avviò formalmente il percorso. È seguita una fase narrativa (2021-2023) di ascolto diffuso, una fase sapienziale (2023-2024) di lettura dei risultati e infine la fase profetica, nel 2025, dedicata alle decisioni.
Si sono avute tre assemblee nazionali. La prima, nell’autunno 2024. La seconda, tra marzo e aprile 2025, ha attraversato un momento critico, perché la revisione della bozza, richiesta dal Consiglio generale della CEI, non era in linea con il cammino fatto. Il rischio di un naufragio è stato evitato grazie all’impegno di chi ha accompagnato una riscrittura del documento.
Il terzo testo, sotto il titolo Lievito di pace e di speranza, immagina una Chiesa che vuole essere «un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità». Le tre parti del documento corrispondono alle conversioni comunitaria, personale e strutturale. Si parla di dialogo e annuncio, perché «la Chiesa non solo dà al mondo, ma anche riceve dal mondo», e di una presenza capace di riconciliazione «lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili». Ampio spazio è dedicato alla formazione, alla dignità dei battezzati e alla corresponsabilità: «favorendo la corresponsabilità di tutti i battezzati… per superare definitivamente la logica ancora perdurante del clericalismo». Il documento propone 124 proposte concrete per orientare l’azione della Chiesa italiana nei prossimi anni.
Il 25 ottobre 2025, durante la terza Assemblea sinodale, il documento è stato approvato dai delegati delle 226 diocesi italiane, con 781 voti favorevoli su 809. Quindi il documento è passato all’Assemblea generale della CEI, che si è riunita ad Assisi dal 17 al 20 novembre 2025: esprimendo gratitudine a quanti hanno partecipato al percorso compiuto, il documento è stato recepito con i suoi orientamenti e le sue proposte.
Ma il Cammino sinodale non si chiude con la stampa di un documento. Nelle comunità locali si aprirà ora una riflessione sulle priorità da assumere: abitare i cambiamenti sociali, farsi prossimi, curare le relazioni, ascoltare la parola profetica dei giovani. C’è soprattutto la consapevolezza di un cammino che ha già prodotto frutti, di uno cambiamento di stile nella Chiesa. Il 20 novembre scorso papa Leone ha detto ai vescovi italiani: «Una Chiesa sinodale, che cammina nei solchi della storia […] ha bisogno di rinnovarsi costantemente. Bisogna evitare che, pur con buone intenzioni, l’inerzia rallenti i necessari cambiamenti».
Così il cammino sinodale non ha fine con il documento, ma un nuovo inizio.
Davide Fiocco
