A cura di don Giorgio Lise (Domenica della Santa Famiglia di Nazareth - anno A)

Una famiglia raccolta attorno al Figlio

Se ci metteremo alla scuola di Nazareth, sarà più facile coniugare i verbi propri della vita di famiglia

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Gesù si è incarnato e ha voluto avere una famiglia: su questo ci fa riflettere la liturgia odierna.

Ognuno di noi porta nel volto, e più ancora nel cuore, i tratti della propria famiglia: Dio ha voluto così. Per questo motivo la famiglia appartiene ai valori primari della persona ed è fondamento di tutta la società, che è un insieme di famiglie. Questo è un fatto innegabile anche se oggi purtroppo la famiglia sembra a volte un viandante che ha smarrito la strada e il mondo intero soffre – forse non pienamente consapevole – per questo smarrimento.

1. Gesù, Figlio di Dio, venendo sulla terra non ha voluto niente per sé: ha rifiutato le ricchezze e ogni benessere, ma non ha rinunciato alla famiglia. Infatti, nel pensiero di Dio, la famiglia è un bene sommo, è la ricchezza al di sopra di tutte le ricchezze. La famiglia è nel cuore di Dio: potremmo dire che è la sua prima preoccupazione.

Ma per essere pronti a rispondere a questa “preoccupazione” di Dio, occorre re-imparare a vivere di fede, come Giuseppe che si consegna prontamente e più volte alla volontà di Dio, come leggiamo oggi nel Vangelo. È necessario che Dio torni ad essere nostro commensale alla mensa familiare, uno di famiglia, veramente uno dei “nostri” conosciuto, amato, cercato; non invece, come spesso accade, temuto ed evitato, o invocato quando non si sa più che pesci pigliare.

2. Il Vangelo di oggi ci presenta una famiglia che fugge dall’ira di un re forsennato, accecato dall’odio e dalla presunzione. La famiglia di Nazareth è l’immagine di ogni famiglia che vuole vivere il progetto di Dio e va, per questo, inevitabilmente incontro a difficoltà, a emarginazione, a sofferenze.

Tuttavia, solo se ci metteremo alla scuola della Famiglia di Nazareth sarà più facile coniugare i verbi propri della vita di famiglia, quelli che ci ricorda l’Apostolo Paolo nella seconda lettura, oggi forse un po’ dimenticati: essere fedeli, magnanimi, pieni di dolcezza, condividere, rispettarsi, perdonarsi, servire, volersi autenticamente bene. E, probabilmente, anche le inevitabili difficoltà dello stare insieme, sarebbero più facilmente superate.

Effettivamente, la missione della famiglia, oggi, nella Chiesa e nella società, è impegnativa forse più che in passato, ma proprio per questo diviene ancor più necessaria; anzi indispensabile. Nessuno può sostituirsi alla famiglia: né la scuola, né la parrocchia, né lo stato o altre agenzie educative. E allora comprendiamo che nella salvaguardia della famiglia – culla della vita e dell’amore – si mettono le basi per il futuro dell’intera società.

3. La famiglia di Nazareth offre anche una grande lezione ad ogni famiglia che vuole dirsi cristiana: essa è tutta raccolta attorno al Figlio. Maria e Giuseppe assistono meravigliati alle varie scadenze della vita di Gesù, che rivelano sempre più chiaramente il disegno di Dio su di Lui. E, con cuore aperto e docile volontà, raccolgono tutti gli spazi di luce che Dio offre per far loro comprendere la vocazione del Figlio: e si mettono gioiosamente al servizio della volontà di Dio. E’ questa la missione stupenda, impegnativa e indispensabile dei genitori: attenti a cogliere nella vita dei figli tutti i segnali che rivelano il compito di bene che è stato loro assegnato da Dio per guidarli, educandoli, ad amare le caratteristiche della loro persona­lità e per farli maturare verso un servizio di amore dove saranno chiamati a vivere. In Gesù, del resto, resteranno indelebili la dedizione, la cura, il cuore in tumulto, l’obbedienza di Giuseppe al piano di Dio: lo hanno preparato al suo deserto, al suo orto del Getsemani, al suo abbandono nelle braccia del Padre, in una parola: alla sua missione redentrice.

Dunque, cari amici, anche Gesù ha avuto una famiglia che gli ha segnato la vita e gli ha dato la forza di adempiere alla sua missione: a noi, alle nostre famiglie il compito di saperla imitare e da lei imparare i “fondamentali” del grande “gioco” della vita: l’amore, il sacrificio, il rispetto tra generazioni diverse, la condivisione, il perdono, il soffrire e gioire insieme, l’incoraggiamento vicendevole, l’essere un cuor solo e un’anima sola.

Un cammino certamente non facile, ma percorribile se, come dice l’Apostolo Paolo, lasceremo che la Parola di Cristo abiti tra noi nella sua ricchezza (cf. Col 3,16).

(immagine generata con I.A.)