A cura di don Ezio Del Favero

106 – Al di là dei monti…

...esisteva un paese felice, abitato da giganti, persone pacifiche, dedite più ai piaceri della vita che ai brividi e ai pericoli della guerra

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Nell’antichità le montagne non erano merlate di cime e solcate da profondi vallate. Apparivano come una grande muraglia, tutta uniforme, alta come le cime più alte.

Al di là di una di quelle muraglie, ovvero delle montagne oggi conosciute come le Alpi, esisteva un paese felice, abitato da giganti, persone pacifiche, dedite più ai piaceri della vita, al primo posto quelli della tavola, che ai brividi e ai pericoli della guerra. Il loro re si chiamava Gargantua. Gargantua – secondo i romanzi di  François Rabelais – era figlio del gigante Grangola, re d’Utopia, e padre di Pantagruel, che sin dall’infanzia si distinguerà per una forza immensa superata solo dal suo appetito, sull’esempio del padre e degli altri giganti.

Un giorno, il sovrano Gargantua decise di organizzare un grande banchetto e di invitare i suoi giganteschi sudditi. Perciò diede ordine di macellare intere mandrie di buoi e di cuocere la carne su degli enormi spiedi. Fece anche arrivare interi convogli di carri pieni di barili di vino. La festa si svolse, destinata a diventare memorabile. Alla fine del banchetto, Gargantua fu improvvisamente colto da una curiosità: «Chissà che cosa ci sarà al di là dell’ininterrotta muraglia? Chissà se ci saranno dei paesi come i nostri oltre le Alpi e chissà quali persone li abita? Che siano come noi, forti, pacifici e festaioli?».

Fu così che Gargantua decise di partire per rispondere ai suoi quesiti. I suoi saggi consiglieri tentarono di convincerlo: «Stai attento che su quei monti vivono gli spiriti malvagi e, se vedono qualcuno arrivare, lanciano dei grossi massi allo scopo di annientare qualsiasi mortale. Inoltre, dicono che vi siano dei draghi mostruosi, in grado di lanciare dalle loro fauci dei fuochi micidiali, nascosti ai piedi delle montagne e nei pressi dei laghi come sentinelle, così da scoraggiare chiunque non faccia parte del loro regno malvagio.

Ma il gigante fu irremovibile, incoraggiato dalla propria forza sovrumana e spinto da una curiosità altrettanto gigante. Arrivato nei pressi dell’immensa muraglia, non incontrò né dèmoni, né draghi: forse non esistevano o forse temevano un gigante come lui? Fatto sta che si mise a scalare in fretta la montagna. La ridiscese e si trovò in un ambiente simile al suo, ma abitato da persone molto più piccole di lui. Gargantua fu accolto con affetto dagli abitanti, che si mise subito ad aiutare svolgendo alcuni lavori che per loro erano faticosissimi, mentre a lui non richiedevano alcuno sforzo. Con una sola mano poteva deviare il corso di un torrente o raccogliere in un baleno un’intera mietitura di fieno. Gli abitanti del luogo, essendo Gargantua un gigante buono e pacifico, cercavano di non disturbarlo, ma i bambini gli chiedevano insistentemente di salire sulle sue mani o di narrare le sue innumerevoli avventure. Da parte sua, il gigante, convinto di aver trovato il paradiso in quel luogo, per la bellezza del paesaggio e la tranquillità che regnava in quella vallata, decise di rimanervi.

Con gioia, il gigante raccontava del suo paese e di terre lontane. Talvolta, mentre ricordava il suo viaggio avventuroso, riaffiorava in lui il desiderio di conoscere cose nuove e di vedere altri luoghi. Un giorno, in preda a una crescente curiosità, decise di scoprire che cosa c’era al di là delle grandi montagne che si ergevano oltre la valle, nella direzione opposta rispetto alla quale era arrivato. Così fupreso dalla stessa curiosità di qualche tempo prima: «Chissà che cosa ci sarà oltre l’ininterrotta muraglia? Chissà come saranno i paesi al di là delle montagne e chissà quale gente li abita? Che sia simile al mio paese di origine o a questo luogo dove mi hanno accolto con gioia?».

Così un giorno, all’alba, Gargantua partì per arrivare in cima alle vette opposte a quelle che aveva attraversato tempo prima. Il gigante stava attento a non rovinare con i suoi passi i campi e i pascoli dei suoi amici finché non si trovò ai piedi della nuova catena montagnosa. Cercò di salire sul ghiacciaio, con passo meno incerto visto che camminava su di un terreno roccioso. A causa del suo peso, però, fece involontariamente cadere dei massi… finché tutta la montagna crollò. Solo una piramide di ghiaccio e di roccia riuscì a salvarsi perché si trovava tra le gambe divaricate del gigante. Quella montagna che svettava solitaria in cielo regalava uno scenario mozzafiato, più bello di quello precedente. Quel giorno Gargantua fece nascere il Cervino!

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La parabola – raccolta in Val d’Aosta – è una narrazione popolare che spiega l’origine del Cervino (montagna che svetta solitaria in uno scenario mozzafiato), collegandosi ai racconti della serie “Gargantua e Pantagruel” di François Rabelais, medico e francescano francese del XVI secolo.