A cura di don Ezio Del Favero

213 – Il tesoro sotto i ponti

Il mugnaio sognò che, scavando sotto quel ponte, avrebbe trovato un tesoro inestimabile

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Parabola ebraica – Il mugnaio era scontento e lui stesso non sapeva dire perché. Nessuno l’aveva mai visto sorridere, o sentito ridere, poiché nulla gli dava gioia. E ora ebbe questo strano sogno: stava camminando verso sud lungo il fiume dove si trovava il suo mulino e dopo tre giorni di cammino giunse in una città circondata da bastioni. Nel cuore di quella città, sorgeva il palazzo del re e per arrivarci bisognava attraversare un ponte. Il mugnaio sognò che, scavando sotto quel ponte, avrebbe trovato un tesoro inestimabile.

Una mattina si svegliò dopo aver rifatto lo stesso sogno. Prese una pala con un sacchetto contenente un po’ di cibo e chiuse il mulino. Camminò per tre giorni e, mentre camminava, immaginava tutto ciò che avrebbe potuto fare con quel tesoro. Oh! Come sarebbe stato felice! All’alba del terzo giorno, arrivò davanti alla grande città. Trovò facilmente il palazzo del re e lì, sotto la montagna che vi conduceva, con l’aiuto della sua pala, cominciò a scavare.

Il mugnaio stava scavando da un’ora buona, quando le guardie del palazzo lo sorpresero. Lo portarono davanti al loro capitano. «Abbiamo trovato quest’uomo che scavava davanti al palazzo», gli dissero, «è una spia, senza dubbio». «Oh no – protestò il mugnaio – non sono una spia. Stavo cercando un tesoro nascosto sotto il ponte».

«E perché pensavi di trovare un tesoro lì?», chiese il capitano sospettoso. «Ebbene», rispose il mugnaio, un po’ imbarazzato, «ho fatto un sogno parecchie volte, e in questo sogno stavo scavando un tesoro sepolto sotto questo ponte».

Il capitano scoppiò a ridere: «Come puoi essere così stupido da seguire i tuoi sogni? Se ascoltassi i miei, camminerei verso nord per tre giorni lungo il fiume e troverei un mulino. Avrei dovuto scavare nel cuore di quel mulino per trovare un tesoro che mi avrebbe immensamente ricco. Ma non sono pazzo!». Ordinò alle sue guardie di scortare l’uomo fino alle porte della città e gli proibì l’accesso.

Il mugnaio, pensieroso, si affrettò a casa. Lì, scavò nel mezzo del suo mulino e trovò una piccola cassa tarlata. Conteneva solo una vecchia pergamena. Mentre la srotolava, l’uomo fu in grado di leggere in lettere d’oro: “La cosa più preziosa del mondo è dentro di te”.

Il mugnaio rise quando capì il messaggio. Era andato lontano per trovare il tesoro che aveva sempre portato dentro di sé. Questo tesoro era il suo cuore e in esso era racchiusa tutta la felicità del mondo.

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Martin Buber Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia, tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine, il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: «E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!». E rise nuovamente.

Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata “Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel”.

Ricordati bene di questa storia – aggiungeva allora Rabbi Bunam – e cogli il messaggio che ti rivolge: c’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare.

Jean De La Fontaine – Un ricco Contadino, ridotto al lumicino, chiamò d’intorno i Figli e a lor così parlò: «Il vostro poderetto mai non vendete, o figli, perché di certo io so che v’è sotto nascosto un gran tesor… Zappatelo, scavatelo, frugatelo, e troverete ciò che vi prometto».

Quando fu morto il padre, per gola del tesoro corrono i figli e zappano, scavan di qua di là la terra in ogni lato. E avvenne proprio quello che disse il padre loro; ché il campo, lavorato e dissodato, trasse sì gran raccolto in fin dell’anno, che quasi dove metterlo non sanno. Ben fu il padre saggio astrologo nel mostrare che il lavoro da sé solo è un gran tesoro. Lavorate, faticate, un tesoro immancabile è il lavoro.