Un mattino, un giovane uomo si mise in cammino sui sentieri del Monte Tenakourou, la montagna più alta del Burkina Faso nella parte sud-occidentale del paese. In mezzo al cammino trovò una pietra straordinaria, brillante, la raccolse, la osservò in tutto il suo splendore e poi la gettò via. La pietra, però, come per magia, ritornò al suo posto. L’uomo esclamò: «Wennam Tongho!», «Potenza Divina!». La pietra straordinariamente si mise a parlare: «Non vi è nulla di prodigioso, continua a percorrere il sentiero tra le montagne e vedrai!».
Il giovane proseguì il cammino e poco dopo, in mezzo alla savana ai bordi della montagna, vide un Walgha, un piccolo cerbiatto nero, con dodici frecce infilzate nelle carni. L’animale non sembrava affatto soffrire, mentre, poco distante, giaceva una Nyaka, una grossa cerva rossa, priva di vita con una sola freccia infilzata nelle carni.
L’uomo esclamò: «Wennam Tongho!». Il cerbiatto straordinariamente si mise a parlare precisando: «Continua a percorrere il sentiero e vedrai cose ancora più straordinarie!».
Ripreso il cammino, il viaggiatore si allontanò dalla montagna e arrivò su di uno spiazzo rigoglioso, accanto a uno stagno. L’erba lì era alta e fresca. In mezzo a quell’oasi, stranamente giaceva un bue scarnificato. Poco dopo il giovane arrivò nei pressi di un pascolo deserto, con qualche ciuffo d’erba qua e là, senz’acqua, senza alberi e senza ombra. Vide, in mezzo alla sabbia, un magnifico e grasso bue. Esclamò ancora una volta: «Wennam Tongho!». E il bue straordinariamente parò e rispose: «Non meravigliarti di così poco. Prosegui il tuo cammino e vedrai!».
Verso sera il viaggiatore arrivò presso un villaggio abitato solo da bambini. In
mezzo a loro, un solo anziano partecipava ai giochi e allietava i piccoli. Il giovane esclamò: «Wennam Tongho!» e il vecchio gli chiese di sedersi all’ombra di un baobab. Il viaggiatore assistette ai vari giochi della savana: “ware”, “dila”, “kanfar wéfo”. Poi, all’ora del pasto, il vecchio chiese a ogni bambino di offrire allo straniero una parte del proprio bollito di mais. Dopo cena, l’anziano signore spiegò all’ospite il significato dei misteriosi segni incontrati lungo il cammino.
«La pietra brillante rappresenta l’increscioso contrattempo della vita, che i chiacchieroni cercano e fanno vedere a tutti per mettersi in mostra e per il gusto delle chiacchiere; quella pietra circola un po’ e poi torna al suo posto nella vita. Il cerbiatto nero, che hai visto correre malgrado le numerose frecce infilzate nelle carni, rappresenta il figlio di questo paese: tutti lo conoscono e sono indulgenti nei suoi confronti; può sbagliare dodici volte prima di essere punito. La grande cerva rappresenta lo straniero a cui si imputa subito la pena per il minimo crimine commesso. Il bue scarnificato rappresenta l’ipocrita, inventore di storie non vere, del quale tutti finiscono per diffidare, lasciandolo nella più squallida solitudine. Il bue grasso e magnifico rappresenta la giovinezza: i giovani appaiono fiorenti e colpiscono positivamente ovunque. Io sottoscritto, unico anziano rimasto in
paese, condivido la vita dei bambini e gioco con loro. E così approfitto per guidarli e insegnare loro a fare il bene, come hai visto loro fare nei tuoi confronti: sei stato accolto e hai ricevuto il prezioso frutto della rinuncia e della condivisione: «Wennam Tongho!»…
La parabola raccolta in Burkina Faso (Africa) insegna i valori del sacrificio, della ricerca, della pazienza, della condivisione e delle possibili sorprese che arrivano a chi le merita.
Proverbi africani sui valori suddetti.
- «È viaggiando che si trova la saggezza».
- «La pazienza è un amuleto per la vita».
- «Asciuga tanto sudore se vuoi scoprire meraviglie».
- «Il cammino, e non il riposo, riduce la strada».
- «La saggezza non ha una capanna sola. Si acquisisce in viaggio».
- «Ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato».
- «Lo straniero è come un fratello che non hai mai incontrato».
