I Re magi – narra una leggenda popolare – erano in viaggio sulle creste delle montagne del Gran Sasso, guidati dalla stella che indicava loro il cammino.
Il primo miracolo accadde alle tre Vergini che si guardavano dai monti: la Madonna delle Grazie di Castel del Monte, la Madonna della Rocca di Rocca Calascio e la Madonna di Roio. Le tre statue si animarono dal legno in cui erano scolpite e iniziarono il cammino con tutti i gioielli e i preziosi d’oro offerti dai fedeli, gli “ex voto PGR per grazia ricevuta”, per portarli in regalo a Gesù Bambino.
Poi fu la volta di altre Madonne dei borghi: la Madonna della Strada, quella dei Sette Dolori, quella della Salute, la Madonna della Pietà, la Vergine del Suffragio, persino quella della Libera; e poi la Madonna del Soccorso, dei Tre Garofani, del Cardellino, della Seggiola, e tante altre che si staccarono anche dalle pale poste sopra gli altari e dagli affreschi per rendere omaggio alla Madre di Dio nella “Notte Santa”.
Ma anche una Madonnina sconosciuta si mise in viaggio. Viveva in un’edicola sacra, in una montagna di un luogo impervio lungo un sentiero, irraggiungibile se non da qualche pastore o dai boscaioli o dai cacciatori. La Madonnina aveva vissuto a lungo dentro la sua nicchia ricevendo solo menta di montagna, qualche fiore primaverile o fragoline di bosco. Insieme alle altre arrivò infine presso la grotta dove si trovava la Santa Famiglia.
Nella grotta, la statuina sconosciuta se ne stava in disparte, dietro a tutti, forse perché aveva il legno tarlato e rovinato da tante e tante bufere, forse perché il manto che ricopriva il legno era stinto e tutto ciò dimostrava la sua povertà, ma soprattutto era imbarazzata da tanta ricchezza offerta e sparsa al suolo.
La Madre di Dio la scorse nel fondo, la chiamò e le chiese come si chiamava; «Madonnina della neve», rispose la giovane che reggeva un grembiule teso e gonfio: lo aprì, improvvisamente, liberando una miriade di fiocchi di neve trasformati in bianche corolle. Poi nella grotta si sprigionò un intenso profumo, che avvolse l’ambiente con grande meraviglia di tutte le altre Madonne…
Ancora oggi, alle pendici del Gran Sasso, intorno all’edicola in pietra della Madonnina della neve, si racconta che i cespugli secchi, alla Vigilia di Natale, fioriscano ai piedi della statuina e, per quella notte d’inverno, la montagna torna a profumare con le sue antiche ricchezze.
La parabola – raccolta in Abruzzo – esprime la devozione di un popolo montano per la Madonnina della neve.
Un’altra parabola che vede per protagonista la Madonna della Neve si trova nel Cilento. Il monte Cervati – narra la leggenda – per lungo tempo rimase selvaggio e inesplorato, regno di lupi, cinghiali, aquile, sparvieri, gufi e civette, oltre che di altri animali più innocui e meno spaventevoli: gli abitanti dei dintorni, impauriti, si tenevano lontani, non osando avventurarsi a quelle altezze.
Un giorno, un cacciatore, spinto dalla curiosità, cominciò la scalata tra faggi, cerri, abeti, carpini, lecci, frassini, larici ed olmi, incontrando faine, lepri, cervi oppure martore, beccacce, pernici, merli, ma niente lupi. In quel paradiso terrestre non pensò neppure una volta di sparare.
Lì dove la montagna è più alta, a strapiombo, si sedette su di un masso e si mise ad ammirare il paesaggio intorno: boschi fitti, montagne, borghi attaccati alle colline, in basso un pianoro verde con le pecore brucanti, il mare lontano. Una colombella venne a tubare su un ramo di ontano che gli pendeva sulla testa. Cercò di spaventarla, ma quella continuò; imbracciò allora il fucile e si alzò.
La colombella, volando di ramo in ramo, sembrava gabbarlo. Alla fine, il volatile sparì tra i rovi. Arrabbiato, per aver visto mortificato il suo spirito venatorio, il cacciatore cominciò a tagliare i rovi col suo coltello.
All’improvviso si fermò davanti alla stretta imboccatura di una grotta. Vi spiò dentro e vide la statua di una Madonna che lo guardava insieme alla colombella, che era ai suoi piedi. Un brivido gli passò per la schiena. Gli sembrò un miracolo. Cadde in ginocchio e pregò. Ritornato in paese, raccontò ai compaesani la sua avventura.
Da allora, il Monte Cervati fu frequentato dai cilentani, devoti a quella Madonna della Neve.
Preghiera alla Madonnina della Neve
Vergine Immacolata bianca e pura più della neve,
stendi su tutta la terra un candido manto della tua neve:
della tua purezza, della tua innocenza, della tua bellezza;
rendi i nostri cuori bianchi e simili alla neve:
puri, innocenti, belli agli occhi di Dio.
La neve è il segno della Pace.
