A cura di don Giorgio Lise (domenica del Battesimo di Gesù - anno A)

Immersione nella vita di Dio

Un’occasione per riflettere sul nostro battesimo, sul nostro “essere cristiani”

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La festa del Battesimo di Gesù è occasione propizia per riflettere sul nostro Battesimo, sul nostro “essere cristiani”.

E a proposito dell’importanza del Battesimo per il Popolo di Dio, è esemplare la storia della comunità cristiana in Giappone, riportata alcuni anni fa anche da Papa Francesco in una delle sue catechesi sul Battesimo. Quella Comunità subì una dura persecuzione agli inizi del secolo XVII. Vi furono numerosi martiri, i membri del clero furono espulsi e migliaia di fedeli furono uccisi. Non rimase in Giappone nessun prete, tutti furono espulsi. Allora la comunità si ritirò nella clandestinità, conservando la fede e la preghiera nel nascondimento. E quando nasceva un bambino, il papà o la mamma lo battezzavano, perché tutti i fedeli possono battezzare in particolari circostanze. Quando, circa 250 anni dopo, i missionari ritornarono in Giappone, migliaia di cristiani uscirono allo scoperto e la Chiesa poté rifiorire. Erano sopravvissuti con la grazia del loro Battesimo. Avevano mantenuto, pur nel segreto, un forte spirito comunitario, perché il Battesimo li aveva fatti diventare un solo corpo in Cristo: erano isolati e nascosti, ma sempre membri del Popolo di Dio, membri della Chiesa.

1. Questo ci dice l’importanza e la potenza del battesimo che forse, oggi, nelle nostre comunità è diventato uno sterile atto posto in archivio, da rispolverare solo in qualche occasione.

Sentiamoci invece chiamati a riscoprire il valore, la portata, l’incidenza del battesimo nella nostra vita. Da veri figli, il nostro agire dovrà mostrare di essere, in un certo senso, il prolungamento dell’agire di Dio: il battezzato non può non cercare di assomigliare al Padre, di agire come Lui, di testimoniarne la Presenza.

Il Battesimo allora dovrebbe tornare a essere davvero sentito come la nostra “condizione di vita” e quindi, noi, dovremmo sentirci impegnati a una testimonianza audace e piena di speranza in un mondo sazio di tutto, ma disperato e vuoto di valori.

È, questo, potremmo dire, uno “slancio profetico” che può salvarci dalla tentazione della resa di fronte alle difficoltà che troviamo in una società dove ciò che è cristiano viene sovente sbeffeggiato, mentre il male, il vizio, ciò che è immorale viene troppe volte pubblicamente applaudito. Essere cristiani, vivere e testimoniare il proprio battesimo, significa riuscire ancora a inquietare il mondo dicendo e facendo non ciò che al mondo è gradito, ma ciò che è giusto secondo l’insegnamento evangelico.

2. Cari amici, battezzare significa immergere. Il battesimo infatti è un’immersione nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Un’immersione nella vita di Dio. Un’immersione in Dio.

Il battezzato ha in sé la vita stessa di Dio. Certo: come un seme, un germoglio che va coltivato, curato, concimato. La comunione con Dio non è infatti qualcosa che si ottiene una volta sempre: il battesimo – lo sappiamo – ci riporta a questa comunione persa con il peccato originale dai nostri progenitori Adamo ed Eva, ma poi dobbiamo essere noi a coltivare, sviluppare, mantenere viva questa comunione. È, questo, il cammino della fede: non sarà un cammino facile; anzi, l’allora cardinal Luciani – nella lettera a Trilussa – scriveva che è un cammino difficile, a volte drammatico, sempre misterioso. A noi il compito di progredire nella fede con coraggio e tenacia, sapendo che la grazia e la forza del Battesimo ricevuto magari tanti anni fa, ci accompagneranno nel nostro cammino cristiano.

Ecco: i giorni che il Signore ci dona da vivere sono un tempo prezioso per cercare di comprendere sempre più l’inestimabile ricchezza del battesimo che ci ha rigenerati a vita nuova e ci fa essere Chiesa. E per impegnarci a tradurlo in una vita autenticamente profetica così da essere – come ci ha detto il profeta Isaia «luce delle nazioni»: non un privilegio, ma la nostra missione di “battezzati”.