A cura di don Ezio Del Favero

225 – La più bella e la più buona delle Ondine

...in quel giorno e in quell’ora tutti sentirono dentro di sé una pace e una gioia straordinari

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Nersana era la più bella delle Ondine che vivevano in mezzo alle Alpi, sulle rive del torrente delle Vergini (le Ondine fanno parte del folklore europeo, descritte come creature affini alle fate. Nel folklore germanico sono ritenute creature misteriose simili alle sirene greche, che abitano le acque). Nersana aveva un cuore gentile e buono e, sebbene nulla le mancasse per essere felice (salute, bellezza, gioia di vivere), si rattristava per coloro che non erano felici.

Un giorno, mentre passeggiava tra i boschi, l’Ondina incontrò un Re. Questi ne rimase così affascinato da chiederla in sposa. Lei rispose: «Sono molto lieta di accettare di essere la tua compagna per la vita, mio signore. Non potrò però sposarmi se prima non troveremo il modo di alleviare il dolore che condanna gli esseri viventi. Vorrei che d’ora in poi nessun bambino, nessuna donna, nessun uomo, né animale, né pianta conoscano più il dolore e la tristezza del pianto. Ti prego esaudisci il mio desiderio e io sarò tua sposa».

Il Re fu meravigliato e commosso dalla sensibilità dell’Ondina e chiese consiglio ai suoi ministri. Però, tornò rattristato a confessarle che non gli era possibile realizzare un sogno tanto bello quanto difficile. Nersana, dopo aver riflettuto, disse: «Se non è possibile cancellare del tutto il dolore dal mondo, vorrei che almeno nel giorno delle nostre nozze fossero sospese le pene di ogni essere vivente».

Di nuovo i ministri e i saggi si riunirono per valutare la richiesta. Ma risposero che una proposta del genere era pura follia! Allora Nersana modificò ancora il suo desiderio: «Noi ci sposeremo a mezzogiorno; chiedo che per un’ora tutte le pene e le sofferenze del mondo cessino e tutti siano felici. È la mia condizione ultima per acconsentire alle nozze». E così fu.

Le nozze dell’Ondina furono celebrate nello splendore del mezzogiorno, in mezzo ai prati profumati delle Alpi. E in quel giorno e in quell’ora tutti sentirono dentro di sé una pace e una gioia straordinarie.

Ancora oggi il dono di Nersana giunge nel cuore degli uomini.


«Se si va in quella stessa ora a passeggio per le valli e i passi alpini – conclude la parabola di origini nordiche – ci si sente invadere da una pace e una gioia infinite. Tutto si fonde in un’armonia irreale… i boschi, le valli, le cime dei monti, il vento… ogni pena sembra svanire e l’animo rinascere a nuova vita».

Le Ondine, oltre che nella tradizione popolare del folklore nordico, erano delle creature leggendarie elencate tra gli esseri mitologici dell’acqua nelle opere sull’alchimia di Paracelso (medico, alchimista e astrologo svizzero del XVI secolo).

Secondo una leggenda alpina del nostro territorio, Ondina era una ninfa che abitava le acque. Era molto bella, dai lunghi capelli biondi e con i suoi canti melodiosi deliziava i viandanti che salivano al Passo di Costalunga.

Purtroppo, proprio per via di questa sua bellezza, finì nelle mire di un potente mago, che abitava sul vicino massiccio del Latemar.

Il mago era innamorato di lei ma non poteva avvicinarla: ogni volta che scendeva verso il lago, gli animali della foresta avvisavano la ninfa del suo arrivo e questa scappava a nascondersi. Il mago decise quindi di recarsi dalla Jacuta, una vecchia strega del Regno dei Fanes, la quale gli suggerì un trucco per riuscire ad avvicinare Ondina: il mago avrebbe dovuto costruire un arcobaleno, dal Catinaccio al Latemar, che finisse dritto dentro il lago, di modo da attirare la bella ninfa; una volta comparsa, il mago si sarebbe travestito da vecchio mercante e l’avrebbe attirata con dei gioielli fatti dello stesso arcobaleno.

Questi fece come gli venne detto e costruì un arcobaleno enorme tra le due montagne, il quale si specchiava meravigliosamente dentro le acque del piccolo lago. Ondina, appena lo vide, si avvicinò incuriosita. Il mago, preso dall’impeto dell’amore, dimenticò però il travestimento e si lanciò di corsa verso Ondina che, spaventata, scappò via.

Il mago, arrabbiato, mandò in frantumi l’arcobaleno, i cui pezzi cadendo andarono a finire dentro le acque del lago.

È proprio per questo motivo che ancora oggi il lago di Carezza (Lech de l’Arcaboan) assume quei magici colori, dall’azzurro al verde, dal rosso all’indaco, dal giallo all’oro, che lo caratterizzano durante i momenti più belli come il tramonto o le notti di luna piena.