A cura di don Renzo Roncada (3ª domenica di Pasqua)

Cammina accanto a noi

Sembriamo specialisti dello sconforto: «Noi speravamo che fosse lui...»

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L’avventura capitata ai due discepoli di Emmaus è addirittura paradossale. Credo non sia mai successo a nessuno di raccontare all’interessato la sua morte e di fargli il racconto dettagliato dei suoi funerali. Un bel pasticcio la morte di Gesù.

«Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Purtroppo, dopo oltre duemila anni, questi discorsi sono ancora i nostri discorsi. Discorsi di morte fatti al Vivente. Un quadro nero della situazione presentato a Colui che è la «luce del mondo». Uno squallido elenco di sconfitte, delusioni, amarezze, sgranato davanti al Risorto. «Solo tu sei così forestiero da non sapere…?». E allora ci pensiamo noi a informarti delle brutte cose di quaggiù, delle cattive notizie che ci riguardano. Soltanto tristi notizie abbiamo da comunicare a Colui che ci ha recato una straordinaria “lieta notizia”. Possibile che non abbiamo niente di bello, di allegro, di consolante da raccontargli? Sembriamo degli specialisti dello sconforto: «Noi speravamo che fosse colui che avrebbe liberato Israele. Con tutto ciò sono passati tre giorni…».

Ecco la lunghezza della nostra speranza. Ecco la consistenza della nostra fede. Non sappiamo pagare il prezzo della pazienza per gli ideali che ci stanno a cuore. Siamo incapaci di soffrire in silenzio. Abbiamo bisogno di veder subito riconosciutele nostre povere idee. La nostra prospettiva non si spinge di una spanna al di là della punta del nostro naso. Siamo incapaci di vedere oltre.

Infatti capita proprio così anche a noi: «I loro occhi erano impediti a riconoscerlo». Disgraziatamente conosciamo troppo bene il nostro buio per saper riconoscere la “luce”. Conosciamo troppo le nostre debolezze per avvertire questo “Compagno” che cammina accanto a noi e perciò lui rimane uno sconosciuto.

«Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti». Quando mai, Signore, abbiamo preso sul serio la tua parola? «E cominciando da Mosè…»: sì, bisogna riprendere da capo. Lasciamoci istruire da Dio. Ridiventiamo scolari del Vangelo. Non si tratta di avere le risposte pronte, ma tenere lo sguardo, il cervello e il cuore pronti. Pronti a capire. Cristo non rimprovera i due viaggiatori perché non hanno le soluzioni pronte. Li rimprovera perché non hanno l’intelligenza e il cuore pronti.

«Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Finalmente hanno azzeccato la parola giusta. «Egli entrò per rimanere con loro». Se è così, d’ora in poi lo potremo trovare sulle nostre strade. Ma lui viaggia in incognito. È uno qualsiasi. Ha il volto comune di una persona che posso incontrare. Lui rimane in mezzo a noi. Spetta a noi riconoscerlo.

«Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero». Pasqua è il dono della luce. Noi ci sentiamo in diritto spesso e volentieri di masticare amarezza per le sue assenze e i suoi ritardi – ma Signore dove sei? perché non intervieni? – in realtà siamo noi colpevoli recidivi di non riconoscerlo. «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta». In questo caso non abbiamo più il diritto di lamentarci del buio. Se «si fa sera» la colpa è e sarà soltanto nostra.