Venerdì 17 novembre

Chi, quanto, dove, come, perché?

Presentato il Bilancio sociale della Caritas diocesana per l’anno 2022

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In vista della Giornata mondiale dei poveri di domenica 19 novembre, venerdì scorso è stato presentato a Roma il Rapporto della Caritas nazionale i cui dati destano preoccupazione: «Si contano oltre 5 milioni 674 mila poveri assoluti (+357mila rispetto al 2021), pari al 9,7% della popolazione: un residente su dieci oggi non ha accesso a un livello di vita dignitoso».

Anche la nostra Caritas diocesana ha scelto la stessa giornata per presentare il proprio Bilancio sociale, presso il Centro Giovanni XXIII di Belluno. A introdurre l’incontro è stato il direttore della Caritas diocesana, il diacono Francesco D’Alfonso, che ha evidenziato l’identità della Caritas come attività pastorale della diocesi; il bisogno di pubblicare un bilancio sociale viene da un dovere di trasparenza, dalla necessità di comunicazione, oltre che per lealtà verso gli altri enti con i quali la Caritas stessa si pone in rete.

Dopo di lui è intervenuto il vescovo Renato Marangoni, che ha evidenziato il senso del messaggio del Papa per la giornata mondiale dei poveri: «Non distogliere lo sguardo dal povero». C’è infatti il rischio di trasformare questi incontri in una rassegna di dati impietosi, dimenticando che si tratta di persone che hanno un volto. Ha rimarcato che la Caritas è un atto di testimonianza della Chiesa sul territorio, sia a livello diocesano, sia a livello periferico, nell’avventura di collaborazioni a cui le comunità parrocchiali sono chiamate. «Il bilancio sociale è bilancio ecclesiale, perché racconta la testimonianza della Chiesa sul territorio».

L’assessore Monica Mazzoccoli ha portato il saluto della civica Amministrazione, aggiungendo la gratitudine per l’opera della Caritas sul territorio e per la collaborazione già in atto. Roberto Padrin, presidente della Provincia, non si nasconde che dietro alle situazioni di agio, ci sono quelle di disagio, alle quali non sempre le Istituzioni riescono a pervenire. Compiacimento è stato espresso anche dal dott. Giampaolo Pecere, direttore dei Servizi Socio-Sanitari dell’AULSS 1 Dolomiti.

Appassionata e circostanziata è stata la relazione di Piera Del Vesco, volontaria del Centro di Ascolto di Longarone e della locale Caritas parrocchiale. I dati desunti dal Report Povertà 2023 di Caritas Italiana, frutto della condivisione dei dati da parte di 2855 Centri di ascolti, fanno emergere come la percentuale delle persone in condizione di povertà in Italia sia passato in 15 anni dal 3% al 9,4%: le crisi economiche che si sono susseguite dal 2008 in poi, assieme a un’inflazione che ci riporta ai livelli del 1985, stanno lasciando questo segno. La Caritas italiana ad oggi sta assistendo in Italia 250mila famiglie; il periodo di cura varia dai 5 ai 10 anni. Sono in carico alla Caritas 27.800 “senza dimora”. Il fenomeno nuovo di questi ultimi anni è il “lavoro povero”, quelle situazioni di persone che hanno un lavoro remunerato in maniera insufficiente per vivere. La tipologia degli accessi alla Caritas rivela cinque cluster: i vulnerabili soli (celibi senza dimora, divorziati, ludopatia), le famiglie povere (donne con figli), i giovani stranieri in transito, i genitori fragili, i poveri soli.

È venuto poi il momento di presentare il Bilancio Sociale 2022 della Caritas diocesana, frutto del lavoro dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse (OPR) della Caritas diocesana: il gruppo si è costituito a settembre 2022 e ha intrapreso questa prima iniziativa con lo scopo di mettere a sistema quello che già viene fatto sul nostro territorio, informare e fare rete. Attualmente è composto da un operatore dipendente, Andrea Genuin, e tre volontari, Ezio Bottegal di Belluno, Piera del Vesco di Longarone e Patrizio Mirra di Ponte nelle Alpi, che hanno messo a disposizione le loro competenze specifiche che vanno dalla comunicazione alla sociologia.

Andrea Genuin e Patrizio Mirra hanno dunque tratteggiato alcune specificità locali. Nel 2022 gli utenti dei quattro centri di ascolto della Caritas operanti in diocesi sono stati 357, con un afflusso di nuove persone che raggiunge il 28% del totale. Ci sono somiglianze con i dati italiani, ma si nota come gli stranieri, quasi tutti con percorsi migratori, da noi non si fermino: la nostra provincia, che pure offre la possibilità di lavorare e ha tanto bisogno di manodopera, non sembra essere attrattiva o non dà la possibilità a chi migra di stanziarsi.

Variegato anche il ventaglio degli interventi offerti dai Centri di ascolto. In 274 casi gli interventi hanno riguardato l’alloggio (con pagamento di bollette, spese condominiali, ma anche ricerca di casa); 210 persone hanno avuto bisogno di beni materiali; 68 un semplice bisogno di ascolto; 71 un appoggio per accedere a cure sanitarie; 22 chiedevano aiuto educativo… e così via.

Nel chiudere la serata, il diacono D’Alfonso ha posto in evidenza tre particolari sfide che nel nostro territorio sollecitano non solo la Caritas, ma anche comunità civile: 1. quella dell’abitazione: occorrerebbe predisporre un sistema di garanzie, in collaborazione tra Comuni, enti del terzo settore e sindacati di proprietari e inquilini, per favorire lo sblocco degli affitti, visto il consistente numero di appartamenti sfitti sul territorio. 2. Quella dei richiedenti asilo e dei migranti, per i quali manca una vera progettualità: si insegue un’emergenza che ormai è normalità. 3. Infine l’attivazione di un pronto intervento sociale, di pertinenza dei comuni capofila di ambito territoriale regionale – nel nostro caso Belluno e Feltre – che hanno deciso di porlo come obiettivo di sistema all’interno del piano di zona. È un progetto importante, che vede istituzioni e mondo delle associazioni e della Chiesa impegnati ad assicurare una rete capace di intervenire in ogni momento per casi di necessità. E qui la Caritas partecipa volentieri agli incontri in sede di piano di zona per condividere in rete il progetto.

Per chiudere in una battuta, si ricorda quell’intervista, in cui un vescovo raccontò di aver raccolto quest’obiezione: «Durante il lockdown, abbiamo sentito la Chiesa lontana; per fortuna c’era la Caritas…». [DF]