Nella festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, il vescovo Renato Marangoni ha scelto di celebrare l’Eucaristia con la comunità dei Frati Minori Cappuccini nella chiesa di Santa Maria Immacolata a Mussoi. Una presenza significativa in un luogo che, grazie al convento e alla mensa dei poveri, rappresenta per l’intera città un punto di riferimento quotidiano per l’accoglienza e la carità concreta.
La celebrazione si è inserita nel quadro delle ricorrenze per gli ottocento anni dalla morte del Poverello di Assisi, una figura che – ha sottolineato il vescovo – continua ancora oggi a esercitare un fascino profondo e diffuso.
Nell’omelia, monsignor Marangoni ha ricordato come la vita di Francesco sia indissolubilmente radicata nel Vangelo: «La sua santità è esperienza viva di Dio, parla di Lui e ci avvicina al suo amore prima ancora di ogni racconto». Richiamando la lettura del Siracide e l’episodio del Crocifisso di San Damiano, che chiese a Francesco di “riparare la sua casa in rovina”, il vescovo ha descritto l’opera del Santo come un’azione «grande, umile, nascosta, povera e gioiosa», capace di incidere profondamente nella sua famiglia, nella città di Assisi, nella Chiesa e nel mondo intero.
Francesco, percependo con sensibilità la fragilità e la vulnerabilità dell’uomo, ha saputo ricostruire l’umanità e l’edificio ecclesiale proprio a partire dalla contemplazione del Crocifisso. Definendosi sempre “minimo” e “piccolino”, si è posto in piena sintonia con la Parola di Dio, fino a condividere, come scrive san Paolo, i segni della Passione nel proprio corpo.
Alla fine del suo intervento, il vescovo Renato ha rivolto ai fedeli presenti un caloroso invito a fare proprio lo stile del Poverello: «Sulla scia di san Francesco, siate magnifica umanità».
Giorgio Reolon






