Il mistero di Cristo celebrato nel tempo

Con la prima domenica di Avvento, il 27 novembre 2022 inizia un nuovo anno liturgico

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L’anno liturgico è la celebrazione del mistero di Cristo distribuito nell’arco di un anno. La sua definizione è presentata nel documento conciliare sulla liturgia “Sacrosanctum Concilium” al n. 102:

«La santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare l’opera salvifica del suo sposo divino mediante una commemorazione sacra, in giorni determinati nel corso dell’anno. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica, fa memoria della risurrezione del Signore, che essa celebra anche una volta all’anno, unitamente alla sua beata passione, con la grande solennità di Pasqua. Nel corso dell’anno poi, distribuisce tutto il mistero di Cristo dall’Incarnazione e dalla Natività fino all’Ascensione, al giorno di Pentecoste e all’attesa della beata speranza e del ritorno del Signore. Ricordando in tal modo i misteri della redenzione, essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, le rende come presenti a tutti i tempi e permette ai fedeli di venirne a contatto e di essere ripieni della grazia della salvezza».

Strutturazione dell’anno liturgico

La composizione dell’anno liturgico più nota ai nostri lettori è quella del Rito romano latino. Si è formata nei secoli attraverso una strutturazione delle date e delle celebrazioni. Dalla iniziale ritualità legata alla domenica. Giorno del Signore, chiamata anche “Pasqua settimanale”, si è poi passati alla celebrazione della Pasqua annuale, con un riferimento preciso alla esperienza del Signore Gesù nella sua passione, morte, sepoltura, risurrezione e ascensione al cielo. Più tardiva la celebrazione del Natale del Signore, fissata al 25 dicembre. Il ciclo pasquale è stato poi ampliato con domeniche di preparazione (oggi periodo di Quaresima) e domeniche seguenti alla Domenica di Pasqua, fino alla celebrazione dell’evento dell’Ascensione e della Pentecoste. La stessa strutturazione si è realizzata in relazione alla celebrazione della Natività del Signore. Le domeniche di preparazione in quello che è chiamato “Tempo di Avvento” e le domeniche seguenti la celebrazione chiamate “Tempo di Natale”. Inserite in questi due periodi (ciclo pasquale e ciclo natalizio) sono state segnate 34 settimane chiamate “Tempo ordinario”, senza alcun riferimento particolare a qualche mistero della vita del Cristo. Tale mistero in queste domeniche e settimane è celebrato-vissuto nella sua globalità, pur con particolare attenzione a qualche aspetto teologico, e di conseguenza con elementi di spiritualità, in relazione alla vita dei cristiani e delle loro comunità ecclesiali.

Questa struttura dell’anno liturgico con i vari “tempi liturgici” è quella che viene chiamata nel messale “Proprio del Tempo”. Sono indicate domeniche, solennità e settimane (per le celebrazioni feriali). Accanto a questa parte viene presentata quella inerente le celebrazioni in onore della Madonna e dei santi nelle loro diverse categorie. Si tratta della parte chiamata nel messale “Proprio dei Santi”. C’è un calendario universale di queste celebrazioni e un calendario particolare in relazione alla Chiesa locale, nazionale, zonale o diocesana. Oltre al Messale romano che presenta i testi per la preghiera liturgica sono a servizio delle comunità e dei singoli cristiani per le loro celebrazioni i libri liturgici chiamati “Lezionari”. Presentano i testi proposti per la parte della liturgia chiamata “Liturgia della Parola”.

Valore formativo dell’anno liturgico

Al valore dell’anno liturgico sottolineato dal documento conciliare sopra citato, si aggiunge anche la precisa indicazione di Papa Francesco nella lettera apostolica “Desiderio desideravi”. Afferma il documento:

«Tutta questa ricchezza non è lontana da noi: è nelle nostre chiese, nelle nostre feste cristiane, nella centralità della domenica, nella forza dei sacramenti che celebriamo. La vita cristiana è un continuo cammino di crescita: siamo chiamati a lasciarci formare con gioia e nella comunione. Per questo desidero lasciarvi ancora una indicazione per proseguire nel nostro cammino. Vi invito a riscoprire il senso dell’anno liturgico e del giorno del Signore: anche questa è una consegna del Concilio (cfr. SC 102-111). Alla luce di quanto abbiamo sopra ricordato, comprendiamo che l’anno liturgico è per noi la possibilità di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo, immergendo la nostra vita nel mistero della sua Pasqua, in attesa del suo ritorno. È questa una vera formazione continua. La nostra vita non è un susseguirsi casuale e caotico di eventi ma un percorso che, di Pasqua in Pasqua, ci conforma a Lui nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore, Gesù Cristo. Nello scorrere del tempo fatto nuovo dalla Pasqua, ogni otto giorni la Chiesa celebra nella domenica l’evento della salvezza. La domenica, prima di essere un precetto, è un dono che Dio fa al suo popolo (per questo motivo la Chiesa lo custodisce con un precetto). La celebrazione domenicale offre alla comunità cristiana la possibilità di essere formata dall’Eucaristia. Di domenica in domenica, la Parola del Risorto illumina la nostra esistenza volendo operare in noi ciò per cui è stata mandata (cfr. Is 55,10-11). Di domenica in domenica, la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo vuole fare anche della nostra vita un sacrificio gradito al Padre, nella comunione fraterna che si fa condivisione, accoglienza, servizio. Di domenica in domenica, la forza del Pane spezzato ci sostiene nell’annuncio del Vangelo nel quale si manifesta l’autenticità della nostra celebrazione» (DD 62-65).

Giuliano Follin