A cura di don Renato De Vido (21ª domenica del tempo ordinario - anno A)

Voi chi dite che io sia?

Gesù non vuole risposte giuste, vuole risposte tue. Con lui non esiste il giusto o lo sbagliato: esisti tu in relazione con lui

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Abbiamo un po’ tutti il ricordo dei temi di italiano che ci davano i nostri maestri per vedere come ce la cavavamo, tipo “Descrivi il tuo maestro”; oppure: “Una persona che non dimenticherò mai”. Forse Gesù non voleva dai suoi discepoli lo svolgimento di un compitino, quando – a Cesarea di Filippo – chiese loro di rispondere a una domanda “semplice”: “Che cosa si dice in giro di me?”. I discepoli, mischiati in mezzo alla folla, mentre Gesù predicava, ascoltavano i commenti della gente. Bastava riportare quanto si sentiva dire per strada.

1. Poi però Gesù chiede ai suoi discepoli di uscire dalla mentalità del “compitino”, e cambia la domanda in maniera radicale. Non chiede più “Che cosa dice la gente del Figlio dell’Uomo?”, ma passa all’interiorità della sua vicenda, al rapporto personale discepolo-Maestro. Non si accontenta più dell’opinione pubblica, che parla del Figlio dell’Uomo in terza persona, Gesù passa al rapporto “voi – io”, che costringe il discepolo a prendere posizione in prima persona.

Conosciamo bene la risposta di Pietro, bella, entrata ormai nella memoria storica di ogni cristiano: una meravigliosa professione di fede. La bellezza sta nel fatto che egli proclama Gesù come Messia vivente, Messia vero perché vivente.

2. Ancora una volta, però, è la domanda che ci rende interlocutori interessati: “Voi, tu, chi dite che io sia?”. Non si esaurisce in quei pochi minuti di dialogo sotto la roccia di Cesarea di Filippo; incalza sempre, è rivolta oggi, e ogni giorno della vita, a una platea infinita di interlocutori. Alla Chiesa, al mondo della cultura, alle accademie scientifiche, a ognuno di noi. Non può andare persa, insabbiata nella distrazione generale. È rivolta a te, personalmente, e sei tu a dover rispondere.

Puoi rispondere esattamente, con ciò che ti ha trasmesso il catechismo: “Il Figlio di Dio”, “la seconda Persona della Santissima Trinità”, “il Salvatore del mondo”. Tutte cose giuste. Però Gesù non vuole risposte giuste, vuole risposte tue. Con lui non esiste il giusto o lo sbagliato, quelle sono cose da compitini di scuola: esisti tu in relazione con lui.

3. Per capire bene questa domanda e per poter rispondere bene, dal più profondo di noi stessi, forse bisogna cambiare contesto. Immaginiamo Gesù agonizzante in croce, con poco fiato ormai, che domanda a fior di labbra: “E adesso, come la mettiamo? chi sono io per te? Sei capace di dare la stessa risposta di allora”?

Io auguro a me stesso che la risposta data da Pietro – che per altro non era sotto la croce – continui a essere per me motivo di vita nella fede: ossia, che Gesù è Figlio di Dio, ma di un Dio vivente. Il tuo “sì” o “no” a Gesù Cristo dovrebbe valere sempre, in ogni circostanza, perché ti sei legato a lui.

La relazione che hai con la persona di Gesù Cristo, tocca le scelte che fai, il tuo modo di pensare, di vedere le cose, di incontrare la persona che ami, gli amici che frequenti, il lavoro che svolgi, il denaro che gestisci, il vestito che indossi, il cibo che mangi?