A cura di don Ezio Del Favero

134 – L’origine dei monti Pirenei

...alcune enormi e belle pietre, dando origine alla catena montuosa che avrebbe portato il suo nome, i Pirenei

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Pirene – narra una leggenda – era la figlia più bella del dio Tubal, che allora possedeva le terre degli attuali Pirenei. Era stata nominata custode delle acque e viveva all’interno delle immense foreste, dove passeggiava e si godeva la natura.

Quando Ercole stava per eseguire una delle sue dodici fatiche, passò attraverso una di quelle foreste. Incontrò Pirene, i due s’innamorarono e si amarono nella calda notte, promettendosi amore eterno. Tuttavia, Ercole presto dimenticò le sue promesse d’amore e decise di continuare per la sua strada, abbandonando Pirene.

Voci sulla bellezza della figlia di Tubal avevano raggiunto anche Gerione, un mostro a tre teste che viveva nell’Isola dell’Eritea, situata nell’Oceano occidentale e che si estendeva fino ai confini di Tartesso, antica città ipoteticamente ubicata, secondo la tradizione, nella Spagna meridionale (in Andalusia). Gerione andò incontro a Pirene e cercò di conquistarla, ma, di fronte al suo rifiuto, decise di incendiare la foresta che bruciò tra le fiamme.

La notizia giunse all’orecchio di Ercole, che ripercorse i suoi passi per soccorrere Pirene. Ma quando arrivò era troppo tardi. Trovò solo un corpo senza vita: Pirene era morta nell’incendio. Devastato e disperato per la perdita, Ercole decise di seppellire Pirene tra alcune enormi e belle pietre, dando origine alla catena montuosa che avrebbe portato il suo nome, i Pirenei…

Le ultime fiamme dell’enorme incendio che uccise Pirene – continua un’altra leggenda – furono spente e le nevi coprirono tutto. Poi, con il disgelo, la vita cominciò a tornare nella foresta. A poco a poco, emersero prati verdi e sbocciarono bellissimi fiori. I ruscelli riacquistarono la loro energia e i fiumi si riempirono. Gli animali tornarono e riprese l’equilibrio della natura.

La gente iniziò anche a costruire villaggi e a popolare le valli.

Allo stesso tempo arrivarono i giganti, attratti dalla bellezza di quelle montagne. Tuttavia, erano esseri temuti e disprezzati dagli dèi, quindi vivevano in clandestinità.

Uno dei giganti si chiamava Netù. Aveva la reputazione di essere malvagio e il suo carattere era terribile. Anche se viveva sperduto tra le montagne con le sue pecore, nessuno osava attraversare il suo cammino. Poveretto colui che osò farlo!

Un giorno, infatti, un mendicante apparve nella Valle del Benasque. Era molto laborioso e conquistò immediatamente l’affetto della gente del posto. Raccontava storie a grandi e piccini e stringeva grandi amicizie. Tuttavia, dopo alcuni mesi, decise di continuare per la sua strada.

La gente del posto lo avvertì di Netù, ma il mendicante continuò la sua marcia ed entrò nella valle. Dopo diversi giorni di viaggio, l’acqua e il cibo si esaurirono. A un certo punto, in lontananza, il viandante vide un gregge di pecore. Fiducioso, si avvicinò. Improvvisamente, apparve il gigante Netù, proprietario delle pecore. Invece di scappare, il mendicante, persona amabile e umile, pensò di chiedergli aiuto. Ma il gigante, fedele al suo cattivo carattere e alla sua avidità, rifiutò di dargli acqua e cibo. «Sei fortunato che ti lascio andare via vivo!», gli disse.

Il mendicante, sorpreso da tale avidità, rispose con calma: «Il tuo cuore è duro come la roccia, vorrei che tu diventassi pietra!».

In quell’istante, Netù si trovò pietrificato. In pochi secondi era stato trasformato in una grande roccia. La cima oggi conosciuta come il picco dell’Aneto (3.404 metri) in realtà è il gigante Netù trasformato in pietra…

Un’altra leggenda narra che il gigante Netù avrebbe ucciso con una freccia Atland, incantatore di vette e discendente dei mitici atlantidei che detenevano il mondo. Come punizione, gli dèi avrebbero lanciato un fulmine contro Netù. Il gigante sarebbe morto e poi sepolto tra le rocce, modellando la cima dell’Aneto. Dicono che le nevi perpetue del ghiacciaio siano le barbe bianche di Atland…


La parabola – raccolta in Spagna – fa parte di un ciclo di leggende legate all’origine dei monti Pirenei, importanti nella cultura delle popolazioni circostanti. All’inizio dei tempi – recita uno di questi miti – Dio creò il mondo come una superficie liscia e piatta, simile al palmo della sua mano. Tuttavia, presto trovò questa monotonia troppo noiosa e decise di aggiungervi un po’ di varietà. Prese un sacco di sassi, lo mise sulla spalla e si mise in cammino per esplorare il nuovo mondo. Ogni tanto tirava fuori una pietra dal sacco e la gettava sulla terra, dove cresceva fino a trasformarsi in montagna. Mentre Dio camminava, a un certo punto il suo sacco si ruppe, lasciando dietro di sé una lunga fila di sassi. Questa fila di pietre si trasformò nel maestoso arco montuoso dei Pirenei.

 

Illustrazione di Lucia Coltamai