A cura di don Vito De Vido (Solennità dell’Epifania)

È necessario partire al buio

La stella ci guida fuori da noi stessi e ci fa andare incontro alla luce dei cuori

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Le feste di Natale si avvicinano alla conclusione, non smorzando la loro forza, come una candela che si sta esaurendo, ma come una vampa di luce che illumina ancora più il nostro cammino.

Dopo gli angeli e i pastori, si recano alla grotta questi personaggi misteriosi che vengono da Oriente. Terre lontane, che non seguono il Dio d’Israele. Essi scrutano i cieli e vedono una nuova stella. Non era e non è una cosa impossibile scorgere nuove stelle in cielo. Succede anche al giorno d’oggi, anche dagli osservatori astronomici posti sui monti della nostra Provincia. Questi sapienti non discutono sul materiale di cui è fatta la stella, né da dove sia venuta: si trovano d’accordo che occorre mettersi in cammino e seguirla fino a dove essa li condurrà.

«Alzatevi, andiamo»: sono le parole che anche Gesù usa nell’orto degli ulivi quando incoraggia i suoi stanchi apostoli a seguirlo verso il Calvario. «Alziamoci, andiamo»: sono le parole che si ripetono i magi. Lasciano la loro terra per andare verso il luogo che la stella indicherà. È il gesto che centinaia di anni prima sempre da Oriente aveva compiuto Abramo, padre nella fede di una moltitudine di credenti. Abramo lascia le cose conosciute, per seguire le indicazioni che Dio gli darà: «Esci dalla tua terra, e va’ dove io ti indicherò». La stella ripete con la sua presenza la medesima cosa ai magi: “Alzatevi, uscite dai vostri calcoli matematici e venite dietro a me: vi indicherò una via migliore di queste”. Il cammino non è né facile, né breve.

E per noi? Qual è la stella ce ci fa alzare dalle nostre sicurezze, dai nostri calcoli, che riesce a farci distogliere gli occhi dalle cose di tutti i giorni e ci fa guardare, oltre, più lontano? Per trovare, o ritrovare la fede e la risposta generosa al Signore è necessario partire al buio. Le stelle non si vedono di giorno, anche se restano fisse in cielo. La luce del sole le nasconde ai nostri occhi. E anche ai telescopi più potenti. A volte quello che può essere visto come un ostacolo (il buio) diventa un’opportunità per vedere con più chiarezza. La nostra stella nel buio non è sempre bella come la cometa. Può essere una sofferenza, una malattia, un lutto, la morte di una persona cara, un evento catastrofico, una grossa delusione. Insomma una scossa che da disastrosa può diventare salutare. Perché ci fa riprendere in mano le nostre vite, perché ci fa chiedere se val la pena vivere come abbiamo sempre vissuto fino ad ora. Perché, forse, ci fa gettare via tante cose superflue e ci rimette in cammino più leggeri, con meno ingombri addosso.

Negli ultimi anni hanno ripreso vigore i viaggi a piedi verso mete spirituali. Nel Medioevo erano la normalità. Si lasciavano casa, lavoro e famiglia per mettersi in cammino per centinaia di chilometri per arrivare ad un santuario lontano. Per chiedere una grazia, espiare un peccato, ricomprendere la propria esistenza terrena, fare un’esperienza forte di Dio. Ci si caricava dello stretto necessario e si partiva confidando sulle proprie gambe, sulla propria forza di volontà e sulla carità della buona gente. Si partiva orgogliosi, arrabbiati, delusi, si arrivava più umili, stanchi, con un bagaglio di incontri con altre persone, con esperienze diverse dalle nostre e con la sfida vinta non contro gli altri, ma con se stessi.

Per i magi l’ultimo ostacolo è credersi arrivati giunti nella città regale di Gerusalemme: la città del grande re Davide e del saggio re Salomone. La sede di uno dei Templi più celebri del Medio Oriente prima di arrivare alle piramidi d’Egitto. Credendosi arrivati chiedono se fosse lì il Re, che è nato, indicato dal sorgere della stella. Ma Erode e la sua corte non sanno che è sorta una stella, né che sia mai nato questo nuovo Re.

L’ultimo passaggio per poter incontrare il Bambino Gesù è quello di aprire la mente alle Sacre Scritture e alle profezie. In men che non si dica i saggi e sapienti dottori della Legge danno la risposta: “Non qui, non qui, ma a Betlemme”. «E tu Betlemme di Giudea, non sei davvero il più piccolo dei capoluoghi di Isaraele: da te uscirà il Messia». I magi ora sono pronti a riprendere il cammino. Non appena volgono le spalle a Gerusalemme, alla sua chiusura di cuore, alla cattiveria di Erode rivedono la stella che li aveva accompagnati fin là e si sentono pervasi da una grande gioia: sì, non abbiamo fatto questo viaggio a vuoto, non ci siamo incamminati per nulla. Giunti finalmente a Betlemme possono offrire i loro doni al Bambino Gesù, e far ritorno per altra strada alle loro terre.

L’incontro con Gesù e la sua grazia non ci lascia uguali a prima. Ci cambia, cambia il nostro stile di vita. Ci fa dire basta ai dubbi e alle chiusure in noi stessi e ci apre alle cose nuove, che ci mettono in moto per allontanarci da tutto quello che ci fa vivere con il cuore chiuso e privo di gioia.