Il grido della pace

Venerdì 27 ottobre, il vescovo Renato ha presieduto la veglia di preghiera per la Terra Santa: l’umanità potrà vivere solo con la pace

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La guerra che c’è nel mondo affonda le sue radici nel male, che è presente nel cuore dell’uomo, di tutti gli uomini, male che però è già stato vinto da Gesù e a Lui bisogna guardare e chiedere la pace che solo Lui può donare. Questo, in estrema sintesi, l’itinerario percorso dalla veglia di preghiera per la pace in Terra Santa che nella serata di ieri, venerdì 27 ottobre, è stata presieduta dal vescovo Renato nella Cattedrale di Belluno.

Introducendo la celebrazione, il Vescovo ha citato le parole del patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, e in particolare il suo apprezzamento per lo «sguardo bello sulla Terra Santa», manifestato tramite le veglie tenutesi con lo stesso obiettivo di pace lo scorso 17 ottobre (anche a Belluno), uno «sguardo» che continua perché l’intercessione prosegue. Parole – ha commentato il vescovo Renato – che ci giungono come un ringraziamento, ma anche come un invito a perseverare nel pregare e nel fare penitenza.

Dopo i canti, l’esposizione del Santissimo per l’adorazione, alcuni testi di meditazione, ripresi anche dalle riflessioni di papa Francesco e del patriarca Pizzaballa. Nell’omelia il Vescovo ha sottolineato che la celebrazione era iniziata con una richiesta di perdono, perché tutti ci riconosciamo nella vicenda di Caino e Abele che era stata appena proposta in una lettura, perché anche noi siamo così, perché portiamo dentro di noi ciò che li caratterizza.

Una situazione a cui ha dato voce l’apostolo Paolo – ha continuato il Vescovo – facendo presente che proprio la liturgia del giorno riportava la sua drammatica consapevolezza, quella di non riuscire a compiere il bene che pur voleva fare.

Chi ci libererà da questa situazione? La risposta – ha fatto presente il Vescovo – viene ancora da Paolo: la liberazione viene da Cristo, è Lui che – come scrive agli Efesini – ha fatto diventare vicino chi un tempo era lontano, «che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito».

E poi un’altra citazione del patriarca Pizzaballa che in questi giorni di barbarie e di dolore sente il bisogno di condividere il vangelo di Gesù, perché è da lì che bisogna partire ed è lì che bisogna tornare, unendo i nostri sentimenti a quelli di Gesù, deponendo davanti a Lui le nostre preoccupazioni e i nostri dolori, come i nostri desideri di bene.

Davanti a Gesù che ha detto «Io ho vinto il mondo». Parole pronunciate – ha ricordato il Vescovo – alla vigilia della sua passione dinnanzi ai discepoli che poi, presi dal panico, sono fuggiti come pecore senza pastore.

Tutti abbiamo fatto questa esperienza – ha sottolineato il Vescovo – e ora siamo qui a chiedere di poter vivere e donare la forza di Cristo perché, come ha fatto presente il Papa, ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato e rappresenta una sconfitta davanti alle forze del male.

Affidiamoci alla parola di Cristo – ha esortato infine il Vescovo – al coraggio che infonde per dire che solo il dono della pace è possibilità di futuro, che siamo santi solo con questo dono, che solo con la pace l’umanità potrà vivere.