Santuario dei santi Vittore e Corona a Feltre

Il martirio come il grido di un’umanità ferita

Solenne concelebrazione con due vescovi, una trentina di preti e la folla dei pellegrini

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Grazie al tempo clemente, si sono susseguiti martedì 14 maggio i pellegrinaggi dei fedeli al santuario dei santi Vittore e Corona. È questa una ricorrenza particolarmente sentita, che risale addietro nei secoli, forse all’inaugurazione del santuario, avvenuta proprio in quel giorno del maggio 1101. Quando però sia iniziato il culto dei due martiri non lo si sa con certezza, ma è fuori discussione che tale ricorrenza è ancora oggi un tempo forte, espressione della vita e della sensibilità religiosa della comunità. È una festa che si ripete puntuale, secondo una data che va rispettata, perché è un elemento del tempo che si distingue da altri per le sue particolarità.

All’inizio della santa Messa – concelebrata assieme a monsignor Virgilio Pante, vescovo emerito di Maralal in Kenia e a trenta preti – monsignor Renato Marangoni, vescovo della diocesi di Belluno-Feltre, ha rivolto un cordiale ringraziamento a tutti i fedeli, alla sindaca Viviana Fusaro, alle altre autorità civili e militari e una preghiera di intercessione ai santi martiri, perché «siamo tutti bisognosi dell’amore e della misericordia di Dio».

Durante l’omelia il vescovo ha ripreso il tema del tempo che ha un significato pregnante nella Bibbia e che consente alla vita dell’uomo di confrontarsi con Dio in una ricerca senza fine. «È il tempo in cui Dio si misura con le nostre lentezze, i nostri dubbi, le nostra fragilità», quello che ci permette di diventare capaci di entrare in rapporto con Lui. Dopo aver ricordato l’Ascensione del Signore, dal Vescovo è venuto l’invito a «ricevere forza dallo Spirito Santo che ci fa testimoni del Risorto ovunque» e che non ci abbandona, come non ha abbandonato i santi Patroni nel loro martirio. Pur di fronte alla persecuzione che ha subito Gesù e chi ha osservato la sua parola, c’è l’annuncio della salvezza. «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Romani 5,5).

Poi dal contesto di guerra del II sec. d.C e dal martirio di Vittore e Corona, viene spontaneo una riflessione sul tempo presente e sulle guerre che feriscono un’umanità già da tempo lacerata. «C’è quella banale e piccola – parole del Vescovo – che ingaggiamo tra noi per rivalità, per gelosia, per odio, per intolleranze di ogni tipo, ma anche quella impressionante che giorno dopo giorno provoca stragi di bambini, di giovani, di famiglie e che vediamo purtroppo in tante parti di questa tormentata terra». Non è mancato nell’omelia un riferimento a un malcostume tanto diffuso, quello della «negatività di tante parole inutili e di frasi insensate, di giudizi affrettati, di notizie false immesse nei social e che imprudentemente ci permettiamo di far circolare».

Nell’Anno Santo indetto dal Papa, che si terrà dal 24 dicembre prossimo al 6 gennaio 2026, il vescovo Renato Marangoni ha ravvisato l’occasione «per ritrovare la fiducia necessaria, nella Chiesa come nella società, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali, nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto del creato», con l’augurio di «lasciarci fin d’ora attrarre dalla speranza».

Nel corso della cerimonia sacra si è ripetuto un gesto divenuto ormai tradizionale, l’offerta da parte della sindaca Viviana Fusaro di un cero al santuario, come segno di devozione della comunità feltrina nei confronti dei santi patroni Vittore e Corona. La santa Messa è stata allietata dal coro diocesano “Giovanni Paolo I”, diretto da don Sandro Gabrieli, parroco di Sedico, Bribano e Roe. Prima della benedizione finale, il rettore don Francesco De Luca ha voluto ringraziare quanti in questi giorni si sono adoperati per rendere bella questa celebrazione.

Gabriele Turrin