Partecipazione e democrazia: da Assisi a Trieste

La nostra diocesi era rappresentata da Stefano Perale, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro

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Si è concluso domenica 18 febbraio, ad Assisi, l’ottavo seminario nazionale di pastorale sociale, quest’anno tappa decisiva nel cammino verso la Settimana Sociale di Trieste [3-7 luglio 2024, ndr], su democrazia e partecipazione. Giorni di approfondimenti, spiritualità, relazioni, ma anche di laboratori in cui sperimentare – dialogando su tematiche quali ecologia integrale, lavoro e amicizia sociale – il metodo di lavoro che verrà utilizzato dai delegati della Settimana Sociale a Trieste e che vedrà nel confronto tra tutti, nella partecipazione e nell’emersione di un’intelligenza collettiva il suo punto di forza. «Il tema del metodo non è secondario – ha commentato don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei – perché il metodo è anche già un contenuto, cioè ci permette di far capire che ogni persona, in qualche modo, può offrire un contributo al bene comune».

«L’elemento interessante – ha aggiunto – è che la partecipazione democratica si lega alla competenza di ciascuno sulla vita, non solo sui temi sociali. In questi giorni ad Assisi abbiamo provato a dire che questa competenza la dobbiamo condividere con tutti, facendo in modo che ciascuno offra la sua per il bene comune, per la crescita della nostra democrazia. Ne abbiamo bisogno, anche per la vita ecclesiale».

Per don Bignami bisogna passare “dal registro della lamentela” alla valorizzazione delle “nuove forme di partecipazione che sono presenti nei nostri territori e nelle nostre comunità”. “Questi luoghi di partecipazione – ha sottolineato – meritano di essere conosciuti e proposti proprio perché ci dicono come tante persone si stiano spendendo per gli altri e cerchino in qualche modo di dare risposte ai problemi del nostro tempo».

Momento importante dei giorni di Assisi la visita – con il vescovo Domenico Sorrentino – al Santuario della Spogliazione, luogo millenario che ricorda da secoli la scelta di san Francesco di spogliarsi dei suoi beni materiali, e che da qualche anno conserva il corpo del beato Carlo Acutis. Anche noi, ha osservato don Bignami, «dobbiamo spogliarci prima di tutto dell’autoreferenzialità, cioè l’illusione di pensare che ci sia qualcuno più bravo degli altri, con la verità e la soluzione in tasca. Quest’autoreferenzialità non ci permette di incontrare gli altri, di creare luoghi di incontro e tutto ciò diventa tragedia nel campo della democrazia». La fiducia, e la fiducia sociale, si costruisce distruggendo i pregiudizi, «facendo sì che ognuno di noi si apra all’altro. È una questione di cuore, non di analisi».

Da Trieste «ci si attende la possibilità di lavorare insieme con un metodo condiviso”. Nella Settimana Sociale “non ci saranno dei documenti predisposti da approvare, anzi, c’è la volontà di ascoltare, di partecipare e di partire dai contenuti che emergeranno in quei giorni». «La partecipazione – ha rilevato – non è poco, ed è in coerenza con il cammino sinodale della Chiesa italiana». Prima ancora delle diagnosi o dei proclama è da questa partecipazione che si potrà sapere di più del ruolo dei cattolici nella società italiana di domani: «Il ruolo dei cattolici – ha concluso don Bignami – emerge dalla loro disponibilità a mettersi in gioco. I cattolici possono fare molto perché hanno una responsabilità che deriva anche da un senso profondo della fede che diventa vocazione della storia. Nella fedeltà a Cristo e al messaggio cristiano nasce poi la capacità di impegno concreto nella storia, che può svilupparsi nell’economia, nella società, nella politica e negli ambiti più vari».

Andrea Canton

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