A cura di don Renato De Vido (solennità di Tutti i Santi)

Questa terra ci sta stretta

Come gli emigranti, pur piangendo, lasciavano il paese natio perché ne cercavano uno più promettente

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Gesù, seduto su un pendio e attorniato dalla gente che lo ascolta, presenta l’indice di tutto quello che dirà in seguito, anzi: di quello che lui già è e diventerà in seguito.

Ogni buon maestro sa che serve molto offrire subito l’indice delle lezioni che si faranno: è una forma per evitare gli equivoci, per chiedere da subito l’impegno, e per garantire quale sarà l’esito.

1. La prima operazione interiore che possiamo fare è esattamente questa: sentirci alunni di un Maestro che non tradisce, di un insegnante che conosce molto bene la materia. Diamogli fiducia incondizionata, e avvertiremo dentro di noi la serenità di chi si sa guidato bene, guidato sempre, guidato con amore.

E poi c’è anche una seconda avvertenza utilissima: delle beatitudini capiamo sempre troppo poco, come fossero delle formule che non si applicano alla vita concreta. Restiamo “duri di orecchi e duri di cuore”: soltanto con la fiducia nel Maestro divino sconfiggiamo le nostre resistenze.

2. A Dio cosa sta a cuore, prima di tutto? Avere un esercito di gente ben disciplinata, compatta, fedele, oppure avere uno stuolo di figli che condividono la stessa casa e la stessa eredità? A sentire la prima lettura, quasi confezionata con il grand’angolo, questa famiglia si chiama semplicemente, sbrigativamente umanità. E a rincararne la dose è la seconda lettura: «Carissimi – scrive san Giovanni Apostolo – fin d’ora noi siamo figli di Dio».

Dio interviene nella storia, si dice continuamente. Ma come interviene? Lo fa attraverso i suoi amici, attraverso gli uomini delle beatitudini.

Celebriamo oggi la santità di tutti coloro che ci hanno preceduto in questo cammino, che hanno gustato le primizie della terra promessa nelle pieghe dell’esistenza quotidiana. Celebriamo la comunione con i santi, testimoni veraci della Patria che ci attende. Essi ci chiamano oggi ad entrare nel riposo preparato per noi. Qui, ora, come siamo e dove siamo, anticipo di quello che, in pienezza, gusteremo con chi ha terminato la corsa prima di noi.

3. Perché c’è una sola possibilità per essere felici, noi e la nostra famiglia, i fratelli, gli amici: essere santi, ovvero lasciarci condurre verso una direzione che non conosciamo ma aspettiamo. Insomma, anche noi abbiamo il pensiero ostinato di una terra promessa come ce l’avevano gli israeliti. Anche noi ci accorgiamo continuamente che questa terra ci sta stretta, per quanto godibile. Abbiamo bisogno di questo sogno che sta davanti a noi. Come i nostri emigranti di tempi andati che, pur se piangendo, si allontanavano da casa perché ne desideravano una migliore; lasciavano il paese natio perché ne cercavano uno più promettente.

Desideri la santità per tuo figlio? O piuttosto un lavoro, la salute e altre cosette così? Non desideri che conosca l’amore che lo perdona e lo trasforma in figlio di Dio?

Addita – ogni tanto – qualche figura di santo che può far da modello, che può riaccendere il fuoco dei desideri profondi. Fa’ come Gesù ogni tanto, e insegna alle nuove generazioni che è bello desiderare la perfezione spirituale; anzi, che è sempre più necessario.