In cammino con i discepoli di Emmaus

La fase sapienziale del cammino sinodale
11-11-2023

prot. n. 58/2023

Questa lettera indirizzata a tutta la comunità diocesana ha una sua particolarità. Ha un carattere “pastorale” perché considera il tratto di cammino che stiamo facendo e che coinvolge tutte le nostre comunità parrocchiali e tutti i soggetti della nostra Chiesa di Belluno-Feltre, inoltre intende affiancarsi alle Linee guida [CEI, «Si avvicinò e camminava con loro. Linee guida per la fase sapienziale», Roma 11-07-2023] che orientano il cammino sinodale delle diocesi d’Italia. Questa lettera, dunque, si prefigge di agganciare e comporre insieme i due percorsi ecclesiali, quello diocesano e quello nazionale.

1. L’icona del cammino

Tutti apparteniamo ad una storia, anzi a tante storie. Poterle percorrere e rivisitare fin dagli inizi è ritrovare le proprie radici e percepire ancora la chiamata originaria. Ne consegue una conoscenza più approfondita di chi siamo, delle nostre appartenenze e delle tante sfumature che concorrono a comporre la nostra vicenda personale e comunitaria. Tornare alle origini può essere un’esperienza liberante in cui ritrovare l’essenziale da cui si è partiti e per cui rialzare lo sguardo e riprendere il cammino.

Oggi siamo noi i due discepoli di Emmaus, raccontati da Luca alla fine del suo vangelo; e quel cammino intrapreso, che procede languido e insensato, ci rappresenta bene quando ci sentiamo perdenti e finiti nei nostri percorsi ecclesiali e lungo i sentieri della vita. Spesso ci succede di parlarci come loro, affranti e in atteggiamento di lamento. Rischiamo di non darci più coraggio e il nostro stare insieme e fare comunità è come entrare in una zona di penombra che si fa inospitale. Qui non si accede volentieri, anzi…

È comprensibile che in stati d’animo simili ci sentiamo anche abbandonati dal Signore a cui tante volte ci siamo affidati, con cui siamo stati spesso misteriosamente presenti a vicenda: noi con Lui e Lui con noi.

Luca, il discepolo di “terza generazione” – che quasi certamente non era con i discepoli e le discepole della prima ora a camminare dietro a Gesù nelle strade della Galilea, della Samaria, della Giudea – ci inizia a un’insolita esperienza, narra di noi, oggi cristiani incerti e sfiduciati.

Nel momento del nostro motivato ritiro, quando ci si sente delusi e attraversati da sentimenti contrastanti, con un carico di domande addosso, proprio allora comincia un nuovo affiancamento, si avvia una presenza nascosta che ci lascia sfogare, parlare liberamente, addirittura passo dopo passo, essa entra in dialogo affiorando come silente voce. Ci si sente interpellati: «Perché siete così?». In fin dei conti ce lo chiediamo anche tra noi. Intanto quella voce fa strada con noi. Senza che ce ne rendiamo conto si prende cura di noi, magari apostrofandoci, ma è un piccolo fuoco che arde e che può riscaldare anche i nostri cuori.  Diventa pian piano parola itinerante che cammina con noi sulle nostre storie. Ha la pazienza di attendere un nostro minimo segnale che a un certo punto sorge quasi spontaneo.

C’è una delicatezza del cuore che possiamo non spegnere mai e che ci fa dire: «Resta con noi, perché si fa sera». È questo un indizio di umanità bella che soggiace a tanti conturbati pensieri e sentimenti. Non si tratta di «un vento impetuoso e gagliardo», neppure di «un terremoto» o di «un fuoco», come in 1 Re 19,11-13 si narra di Elia sul monte di Dio, ma del «sussurro di una brezza leggera», una voce sottile, un amore pieno di pudore.

Proprio in questa esperienza di presenza elusiva del Risorto, che scompare e va oltre, è in gestazione un cammino inaspettatamente e totalmente nuovo che si apre. Ci si scopre con energie rigenerate, insorge impellente il bisogno di ricomporsi con gli altri. Si esce immediatamente. È la spinta decisiva che fa nascere la missione.

Inizia il racconto di un oggi senza fine: «Davvero il Signore è risorto! L’abbiamo riconosciuto nello spezzare il pane».

Oggi stesso possiamo sognarla così la Chiesa, in particolare il suo futuro. Il cammino sinodale ci coinvolge e ci interpella nuovamente, ci raccoglie e ci fa uscire inviandoci. I discepoli del Risorto non possono rientrare e rinchiudersi, ma devono uscire e andare, scoprirsi inviati.

2. La fase sapienziale del cammino sinodale (2023-2024)

Questa narrazione dei discepoli di Emmaus ci appartiene. È il nostro oggi ecclesiale. Ci accompagnerà lungo tutto il percorso dell’anno pastorale 2023-2024.

Cercheremo di ripercorrere il tragitto pasquale dei due discepoli, ogni qualvolta nelle nostre comunità ecclesiali vivremo esperienze ed eventi significativi in questo anno pastorale, ma anche la vita ordinaria, seppure trattenuta e sottotraccia, s’intreccia con la vicenda dei discepoli di Emmaus.

Per le Chiese in Italia si tratta della fase sapienziale del cammino sinodale.

Così le Linee guida la descrivono:

«La fase sapienziale ha il compito di individuare le scelte possibili, preparare delle pro­poste da condurre alla fase profetica, comprendere come si attua il consenso dei fedeli e come questo sostiene le scelte dei Pastori, focalizzandosi non su “che cosa il mondo deve cambiare per avvicinarsi alla Chiesa”, ma su “che cosa la Chiesa deve cambiare per favo­rire l’incontro del Vangelo con il mondo”. Più che formulare giudizi su ciò che gli altri devono fare, occorre dunque in questa nuova fase riflettere su come i discepoli di Gesù possano convertirsi per essere più “sinodali”, cioè per “camminare con” il Signore e con tutti i fratelli e le sorelle: appassionati all’amore reciproco (cf. Gv 13,35) e alla testimo­nianza di Cristo nel mondo (cf. At 1,8)» [Linee guida, p. 11].

La nostra Chiesa di Belluno-Feltre inizia la fase sapienziale con la celebrazione dell’Eucaristia nella solennità di San Martino, suo patrono unitamente ai santi martiri Vittore e Corona. Ecco perché in questa Eucaristia viene proclamato il racconto dei due discepoli di Emmaus.

L’icona che raffigura la cena a cui essi invitano Colui che li aveva accompagnati e dialogato con loro lungo il cammino – «Resta con noi, perché si fa sera» – viene consegnata ai rappresentanti dei Consigli pastorali rinnovati nelle nostre comunità parrocchiali. Questi Consigli esprimono la prossimità che mette in collaborazione più parrocchie. È lo stile di sinodalità con cui caratterizzare tutto il vissuto pastorale. La Carta d’intenti (2021) e la Mappa delle parrocchie in collaborazione (2022) sono due riferimenti e strumenti necessari per procedere nel rinnovamento ecclesiale che si concretizza nel cammino sinodale e nella conversione pastorale.

3. Dare volto ai nostri organismi di comunione

Possiamo definire “scelta primaria” per la nostra Chiesa di Belluno-Feltre il comune impegno di dare vita e volto agli organismi di comunione:

  • Consigli pastorali nelle parrocchie in collaborazione,
  • Coordinamenti foraniali nelle sei convergenze foraniali,
  • Consiglio pastorale diocesano, Consiglio presbiterale, Uffici diocesani di pastorale.

Si tratta di un intreccio di dinamiche, di una rete di relazioni, di condivisioni operative con cui intendiamo manifestare e concretizzare l’impegno ad essere “Chiesa sinodale”.

a. Il rinnovo dei Consigli pastorali nelle “comunità sorelle”

 «Signore Padre buono, ti ringraziamo per questi cinque anni di cammino fatti insieme e per averci aiutato a cercare di essere una piccola luce per la nostra comunità, in un momento storico difficile e senza sicurezze. Ti ringraziamo anche dell’opportunità che ci hai dato di lavorare insieme alle comunità sorelle».

È una delle tante preghiere di ringraziamento che sono state pronunciate nelle sei Assemblee di fine anno svolte, in sede di convergenza foraniale, alla conclusione del mandato 2018-2023 dei Consigli pastorali.

In questi atti di ringraziamento ha colpito e commosso la consapevolezza non scontata che nella fatica del cammino vi è sempre il sopraggiungere di un dono inaspettato che ha sostenuto e dato motivazione ed energia nei passi più difficili:

 «Anche per noi, come per i tuoi discepoli, non sempre è stato facile essere Chiesa, ma in questi anni abbiamo imparato ad avere uno sguardo più ampio per collaborare nella pastorale con le comunità vicine […].  La volontà di divenire parrocchie sorelle non è mai venuta meno. Ci siamo conosciuti meglio condividendo i nostri talenti e cercando di superare le paure, le abitudini e i confini che ci hanno limitato e, a volte, ancora ci frenano nella nostra testimonianza di fede. Abbiamo compiuto insieme alcuni passi del Sinodo. Lo sguardo si è ampliato facendoci carico dei bisogni degli altri».

Cinque anni di mandato hanno cambiato il volto stesso dei Consigli pastorali parrocchiali. E ora nuove sfide si intravvedono all’orizzonte:

 «In questi cinque anni insieme abbiamo dovuto affrontare molte sfide. La Chiesa sta vivendo un cambiamento epocale, e anche noi come Chiesa locale ci siamo posti domande di tipo esistenziale. Chi siamo? Dove stiamo andando? Abbiamo provato a rispondervi insieme, grazie al cammino sinodale che abbiamo intrapreso. Sembra Tu ci chieda di mettere   l’acceleratore nell’accoglienza dei “tempi nuovi”».

All’inizio di questo anno pastorale 2023-2024 si sta completando il rinnovo dei Consigli pastorali in tutte le parrocchie della Diocesi. Come descritto nelle Indicazioni diocesane si tratta di un passaggio che ridefinisce il volto dei Consigli: ora si pongono a servizio del cammino condiviso tra comunità parrocchiali “sorelle”. È l’attuazione di quanto maturato insieme in questo quinquennio e che trova espressione nella Carta d’Intenti al n. 4: «L’immagine più bel­la che ci viene rimandata, come frutto di un cammino insieme, è quel chiamarsi e quel riconoscersi “comuni­tà sorelle”: ciascuna con la propria identità e caratteri­stiche, ma in una comune origine e appartenenza. […] Stiamo compiendo i passi necessari per diventa­re sempre più “Chiesa si­nodale”. Si tratta di convin­zioni che stanno alla base del nostro impegno pasto­rale, a cui continuamente ritornare e attingere».

Sulla scia del cammino intrapreso che ci precede, nell’anno pastorale 2023-2024 la nostra attenzione e la nostra cura saranno rivolte a far vivere i nuovi Consigli pastorali che hanno nel loro DNA la missione di far camminare insieme le comunità parrocchiali da cui sono nati. È «l’aspetto più nuovo di questo rinnovo […] dato dall’atto con cui l’11 ottobre 2022 il vescovo ha decretato l’avvio – avvenuto l’11 novembre successivo – del processo di collaborazione in pastorale per le 158 parrocchie» [Premesse B. in «Indicazioni diocesane CP 2023-2024»].

 Prevediamo, nei mesi di gennaio e febbraio, sei incontri – uno per ciascuna Convergenza foraniale – di formazione alla sinodalità per i Consigli pastorali.

 

b. Il Coordinamento nella convergenza foraniale

Il rinnovo dei Consigli pastorali avvia anche il processo di formazione a livello di convergenza foraniale dei Coordinamenti foraniali, la cui finalità è di sostenere il cammino condiviso all’interno della convergenza foraniale. Fin da quando sono stati costituiti i Coordinamenti foraniali promuovono quelle collaborazioni in ambiti, iniziative, eventi pastorali che non si riesce più a garantire nella loro realizzazione ed efficacia a livello parrocchiale o interparrocchiale. Non solo, essi favoriscono quel “ponte” che collega il territorio alla dimensione diocesana della nostra Chiesa locale. I Coordinamenti foraniali intendono anche favorire quello scambio di esperienze, di conoscenze, di competenze a vantaggio di tutte le comunità parrocchiali che formano la convergenza foraniale e che già sono tra di esse in collaborazione conforme alla Mappa delle collaborazioni in pastorale tra parrocchie.

  • Prevediamo, lungo il tempo di quaresima, sei incontri residenziali – uno per ciascuna Convergenza foraniale – di attivazione del Coordinamento foraniale.

 

c. Corresponsabilità di tutti negli organismi di comunione

Tutta questa vitalità pastorale, con il metodo che comporta e l’aspetto organizzativo che ne consegue, si riflette a livello diocesano e contribuisce alla formazione del Consiglio pastorale diocesano e, per il Presbiterio, alla formazione del Consiglio presbiterale. A volte li si chiama “organismi di comunione”, altre volte “organismi di partecipazione”, comunque esprimono la corresponsabilità nella missione della Chiesa di tutti i battezzati, secondo criteri adeguati di rappresentanza. Nella Relazione di Sintesi della recente Prima Sessione dell’Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, a cui ha partecipato con diritto di voto un numero considerevole di laici, nel punto 18 sugli Organismi di partecipazione è scritto:

«In quanto membri del Popolo fedele di Dio, tutti i battezzati sono corresponsabili della missione, ciascuno secondo la sua vocazione, con la sua esperienza e competenza; pertanto, tutti contribuiscono a immaginare e decidere passi di riforma delle comunità cristiane e della Chiesa tutta, così che essa viva “la dolce e confortante gioia di evangelizzare”. La sinodalità, nella composizione e nel funzionamento degli organismi in cui prende corpo, ha come finalità la missione. La corresponsabilità è per la missione: questo attesta che si è davvero riuniti nel nome di Gesù, questo affranca gli organismi di partecipazione da involuzioni burocratiche e da logiche mondane di potere, questo rende fruttuoso il riunirsi».

Dopo che si sarà rinnovato anche il Coordinamento foraniale con i nuovi vicepresidenti dei CP accanto ai parroci e vicari parrocchiali e alle altre eventuali figure di diritto, sarà possibile eleggere il delegato foraniale tra i vicepresidenti dei CP, che affiancherà il vicario foraneo nel moderare e condurre il Coordinamento. Contestualmente sarà eletto anche un altro vicepresidente di CP che assieme al delegato rappresenterà la Convergenza nel Consiglio pastorale diocesano.

  • Il calendario diocesano prevede che l’Incontro unitario degli Organismi diocesani si tenga sabato 15 giugno 2024.

Non può che essere la preghiera proposta da un vicepresidente di CP nel medesimo contesto di ringraziamento di cui sopra ad avvalorare l’impegno a dare volto ai nostri organismi di comunione:

«Signore, ci hai affidato una grande missione: annunciare, attraverso il Consiglio pastorale, la buona notizia del tuo amore per gli uomini. Nelle nostre parrocchie vogliamo essere strumenti nelle tue mani, voci della tua voce, sguardi del tuo sguardo. Resta accanto a noi, insegnaci a rimanere umili nello svolgere il nostro lavoro e a restare gioiosi e sereni anche quando qualcuno ci critica. Signore, fa’ di tutti noi una comunità di fratelli che, giorno dopo giorno, imparano a rispettarsi e stimarsi a vicenda scorgendo nell’altro la tua presenza divina. Signore, sceneggiatore di quel grande spettacolo che è la creazione, sii tu il regista della nostra vita, perché tutti i nostri giorni siano un canto di lode alla tua bontà. Amen».

 

4. Discernimento ecclesiale – operativo

Come si caratterizza questa fase sapienziale? “Sapienziale” richiama la necessità di andare in profondità e di cogliere il valore di ciò che viviamo, del tempo in cui siamo, del contesto su cui operiamo. Il Concilio Vaticano II ha preannunciato questo impegno: ci ha invitato a cogliere e interpretare i “segni dei tempi” [Cfr. Gaudium et spes, n. 4].

La Chiesa italiana raccolta a convegno a Palermo nel 1995 aveva parlato dell’opportunità di attivare il “discernimento comunitario” e ne aveva delineato le componenti.

Oggi nel bel mezzo della celebrazione del Sinodo dei Vescovi che sta coinvolgendo tutta la Chiesa cattolica riemerge con maggior consapevolezza, arricchita dell’esperienza degli anni trascorsi, la necessità di fare discernimento sulle situazioni più variegate della vita ecclesiale. Ecco perché si può definire: discernimento ecclesiale.

a. La “conversazione nello Spirito”

Nella fase narrativa del cammino sinodale (biennio 2021-2023) è stata molto sperimentata la “conversazione nello Spirito”. Attraverso questo metodo e stile di incontro abbiamo potuto attuare un vero ascolto intenso che ci ha fatto incontrare le persone in modo nuovo e profondo.

Per intendere bene, conoscere maggiormente, applicare diffusamente il “discernimento ecclesiale” è opportuno considerare due apporti che sono interessanti indicazioni a cui attenersi e da sviluppare.

Nella Relazione di Sintesi della recente Prima Sessione dell’Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, al punto 2, è scritto:

«La conversazione nello Spirito è uno strumento che, pur con i suoi limiti, risulta fecondo per consentire un ascolto autentico e per discernere ciò che lo Spirito dice alle Chiese. La sua pratica ha suscitato gioia, stupore e gratitudine ed è stata vissuta come un percorso di rinnovamento che trasforma gli individui, i gruppi, la Chiesa. La parola “conversazione” esprime qualcosa di più del semplice dialogo: intreccia in modo armonico pensiero e sentimento e genera un mondo vitale condiviso. Per questo si può dire che nella conversazione è in gioco la conversione. Si tratta di un dato antropologico che si ritrova in popoli e culture diverse, accomunate dalla pratica di un radunarsi solidale per trattare e decidere le questioni vitali per la comunità. La grazia porta a compimento questa esperienza umana: conversare “nello Spirito” significa vivere l’esperienza della condivisione nella luce della fede e nella ricerca del volere di Dio, in un’atmosfera autenticamente evangelica entro cui lo Spirito Santo può far udire la sua voce inconfondibile».

Il cammino sinodale che stiamo condividendo in Italia presenta lo strumento-metodo del discernimento ecclesiale evidenziando il suo carattere operativo e lo chiama “discernimento operativo”:

«Queste Linee guida, facendo tesoro del biennio narrativo, gettano un ponte verso la fase profetica, incamminando le Chiese in Italia verso un discernimento operativo che prepari il terreno alle decisioni, necessaria­mente orientate a un rinnovamento ecclesiale e mai introverse; anche quando l’attenzio­ne è puntata sulla vita interna delle nostre comunità, il pensiero è sempre quello estro­verso della missione: rendere più agili alcune dinamiche ecclesiali (dottrinali, pastorali, giuridiche, amministrative) per rendere più efficace l’incontro tra il Vangelo, energia vi­vificante e perenne, e l’umanità di oggi (cf. San Giovanni XXIII, Humanae Salutis, n. 3)» [Linee guida, p. 4].

«Il discernimento sarà dunque “operativo”, ossia indirizzato alla conversione personale e comunitaria dei discepoli di Gesù, di noi tutti. Il punto chiave per questo discernimento è lasciarsi ispirare dallo stile del Maestro: il suo modo di incontrare le persone, di camminare con loro, di accompagnarle e prendersene cura – in una parola, di “fare sinodo” – è il criterio guida per ogni azione pastorale.  Nell’attuale cambiamento d’epoca, la Chiesa deve ripensare sé stessa guardando al mondo come destinatario della grazia e del Vangelo. Per questa ragione le viene chiesto di non rimanere chiusa nei suoi luoghi protetti, ma di frequentare i crocevia, dando la forma del Vangelo alla vita reale» [Linee guida, pp. 11-12].

 

b. Quattro temi diocesani e schede metodologiche

La nostra Chiesa di Belluno-Feltre assume quattro temi su cui esercitare il discernimento:

  1. La missione della Chiesa nella sinodalità e prossimità
  2. Camminare con i giovani
  3. Il cammino di fede dei ragazzi con le famiglie in comunità
  4. Collaborazione tra comunità parrocchiali e corresponsabilità in comunità

L’équipe sinodale ha predisposto quattro schede per il discernimento. Sono affidate ai Consigli pastorali, ai Coordinamenti foraniali, agli Uffici diocesani di pastorale, ai gruppi ed équipe operanti in pastorale, a eventuali gruppi spontanei.

Sono schede che costituiscono, assieme a questa lettera pastorale, i sussidi già enunciati nella lettera 46 del vescovo (29-09-2023): «In vista dell’11 novembre sarà possibile per la nostra diocesi – dunque per tutte le comunità parrocchiali in collaborazione e per tutte le aggregazioni e gruppi ecclesiali – avere delle indicazioni metodologiche e dei sussidi per dare avvio e attuare il “discernimento operativo”».

Come utilizzare le schede?

Innanzitutto occorre fare la scelta di uno dei quattro temi, considerando le attenzioni e le problematiche che caratterizzano la vita pastorale delle comunità parrocchiali.

È anche possibile che il CP preveda uno dei quattro temi per se stesso e affidi ad altri gruppi, che operano nell’ambito delle parrocchie, gli altri temi.

Eventualmente si può anche scegliere qualche altro tema, nel caso le comunità parrocchiali avessero qualche esigenza specifica. In tal caso occorre prendere spunto, per la parte metodologica, dalle Linee guida e dagli Orientamenti metodologici che la CEI ha già pubblicato.

Scheda 1La missione secondo lo stile della prossimità: permette di operare un discernimento sulla sinodalità della Chiesa, in particolare sul suo essere “casa ospitale” per tutti e sulla sua missione e sullo stile di prossimità che la caratterizza.

Scheda 2 – Il linguaggio e la comunicazione: è adatta ad approfondire il cammino condiviso con le nuove generazioni, la disponibilità e capacità ad assumere con loro linguaggi nuovi, a lasciarsi provocare dalle loro aspettative.

Scheda 3La formazione alla fede e alla vita: considera la missione di iniziare i ragazzi alla vita cristiana e di accompagnare il loro cammino di fede coinvolgendo le famiglie e la comunità.

Scheda 4La sinodalità e la corresponsabilità: valorizza la dignità battesimale di tutti nella Chiesa, mette in luce la corresponsabilità nella missione della Chiesa, approfondisce la sinodalità negli organismi di comunione e nella collaborazione tra parrocchie.

L’équipe sinodale si premura di sollecitare le operazioni di rinnovo degli organismi di comunione a tutti i livelli – interparrocchiale, foraniale, diocesano – per poi predisporre l’elaborazione delle sintesi maturate nel discernimento e la formulazione delle proposte per la vita pastorale diocesana, triveneta e nazionale.

Le Linee guida nazionali prevedono che la consegna al Comitato nazionale del cammino sinodale del frutto del discernimento compiuto nelle diocesi avvenga per la fine di aprile 2024.

In conclusione

Riprendiamo il racconto dei discepoli di Emmaus, poiché si tratta della nostra vicenda al seguito del Risorto che ci precede, ci raggiunge, ci affianca in tutte le nostre strade, più o meno dritte, più o meno accidentate: comunque esse ci portano a sostare con lui, attorno a una mensa, insieme, dove Lui si dona, come pane spezzato e condiviso. È lì la nostra forza, la nostra speranza, la nostra libertà, il nostro coraggio. Così possiamo rialzarci e ancora metterci in cammino.

Belluno, 11 novembre 2023

+ Renato Marangoni