Signore, fammi vedere il volto della tua Chiesa che ami

Omelia all'ordinazione diaconale di Andrea Canal - 5ª domenica di Pasqua - Chiesa di Santa Giustina
07-05-2023

At 6,1-7; Sal 32(33); 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

«Signore, mostraci il Padre e ci basta». Con questa richiesta Filippo sorprende Gesù. Accanto a Filippo, in questo momento, mi vorrei porre anch’io. La mia domanda è molto più piccola e tanto umana: «Signore, fammi vedere il volto reale della tua Chiesa che ami». Lui sembra dirmi, non senza sorpresa: «Renato, alza lo sguardo, guarda i volti di tutti coloro che ora sono raccolti in preghiera con te». La Chiesa, per la quale Gesù ha intrapreso la via dell’amore, si riflette in ciascuno dei vostri volti, nel volto del più piccolo tra noi fino al volto di chi è più avanti negli anni, nel volto di chi cerca uno sguardo corrisposto di affetto e amicizia come anche nel volto disteso e curato di chi lo ha già ricevuto e lo sta gustando.

Andrea, anche nel tuo volto c’è la bellezza, la freschezza, la meraviglia, la trepidazione, il bisogno di essere amati e l’attesa di essere cercati, valorizzati, abbracciati della Chiesa di Belluno-Feltre con tutte le sue ferite e i suoi timori.

Vorrei reinterpretare le parole del Signore e rivolgerle a Lui così: «Guarda, Signore, il volto della tua Chiesa: è in ciascuno di questi volti, è nel volto di Andrea. Che cosa intravedi in questo multiforme volto ecclesiale?».

Ecco la sua confidenza d’amore: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “vado a preparavi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi».

Dunque siamo così amati da Gesù da essere coinvolti fino al massimo con lui. La paternità di Dio che Gesù ci ha svelato, di cui Egli ci ha parlato e che intende parteciparci – quelle molte dimore che ci sono nella casa del Padre – non è un amore rivolto solo a Gesù, il Figlio, ma è dischiuso e sorprendentemente spalancato sui discepoli a cui Gesù rivolge le sue attenzioni e cure. Poiché, al dire di Gesù, la casa di Dio accoglie tutti, offre abitazione a tutti, con lo stesso amore che il Padre nutre per il Figlio.

Oggi noi siamo qui come Filippo con domande importanti che riguardano la nostra fede, le nostre attese, le nostre paure. Ma ci abitano anche pensieri di sfiducia, di desolazione, di stanchezza.

«Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre […]. Io sono nel Padre e il Padre è in me». Con questa delicata verità e in questa sua fraterna premura il Signore Gesù, anche oggi nella nostra Chiesa di Belluno-Feltre, intende ricominciare, intende convocarci ancora attorno alla sua Parola e alla sua promessa di essere sempre con noi. In questa stessa sua confidenza, carissimo Andrea, anche con te il Signore Gesù intende ricominciare. È proprio di un amico che ti affianca – come tu stesso in questi ultimi tempi hai ripensato la tua vicenda e la storia della tua chiamata – sollecitarti e chiamarti ancora a tanto amore: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Andrea?».

Di questo amore sollecitato, risvegliato, che rifiorisce è fatta la nostra fede: «Io sono la via, la verità e la vita». Gesù ci invita a percorrere la sua umanità, tutta quanta. Non si sale al Padre se non immergendosi in questo suo spessore umano. Senza la realtà umana di Gesù, senza la storia del suo amore, senza il suo servirci e darsi a noi, come “primogenito di tanti fratelli e sorelle”, anche Dio diventa un’impossibilità umana, un’illusione comune, un’ipotesi di futuro insostenibile e lontano dalle nostre vite. Pietro nella seconda lettura ci invita ad avvicinarci al Signore, «Pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio», affinché anche noi in Lui possiamo diventare come «pietre vive costruite come edificio spirituale […] sacerdozio regale […] popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui che ci ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa».

Nelle veglie che abbiamo condiviso per la giornata mondiale vocazionale – l’ultima, venerdì sera attorno a te Andrea – ci è stato detto: «Contemplare trasforma, l’uomo diventa ciò che guarda con gli occhi del cuore. L’uomo diventa ciò che ama, l’uomo diventa ciò che prega».

Il ministero del diaconato che oggi per il dono dello Spirito la Chiesa ti affida, caro Andrea, è da vivere in questa verità: tu diventerai ciò che guarderai con gli occhi del cuore. Diventerai ciò che amerai, diventerai ciò che contemplerai e che pregherai. Guarda il Signore Gesù in tutta quanta la sua umanità e in lui a questa sua Chiesa, con il tuo sguardo paziente e amabile entra nel cuore dei fratelli e delle sorelle che sentirai più lontani da noi e da te, più lasciati a parte, ma più amati dal Signore Gesù.

La Chiesa di Gerusalemme, come ci hanno narrato gli Atti degli Apostoli, guardando con il cuore a chi si era sentito trascurato, ha trovato un servizio nuovo, con cui ha cominciato a camminare sulla via del suo Signore, con cui ha testimoniato la verità dell’amore e accolto dal Padre abbondanza di vita.