A cura di don Ezio Del Favero

121 – Il padrone senza scrupoli

Il viaggio di Vasilij e di Nikita iniziò in condizioni a dir poco sfavorevoli: nevicava, faceva molto freddo e le previsioni davano un peggioramento...

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Vasilij era un ricco proprietario terriero, molto abile negli affari, pieno di forza e volontà ma egoista e senza scrupoli. Un giorno gli si presentò un affare importante: acquistare un bosco a un prezzo stracciato. Subito avviò le trattative per l’acquisto da uno sprovveduto proprietario che viveva un po’ lontano. Non potendo aspettare la conclusione della trattativa perché ci sarebbero potuti essere altri concorrenti, decise di raggiungere subito il venditore e non farsi sfuggire l’affare.

Così, nonostante nevicasse abbondantemente e il buon senso consigliasse di rimandare il viaggio, il 7 dicembre, all’indomani della festa di San Nicola, Vasilij partì su di una slitta trainata da un cavallo per concludere l’acquisto, portando con sé Nikita, il suo servitore più bravo. Costui era un gran lavoratore, da tutti stimato per la voglia di lavorare, l’abilità, la forza che metteva in quello che faceva e per il carattere buono e gentile. Il padrone si riteneva molto abile nel guadagnare, ma pretendeva anche di essere un piccolo benefattore per i propri dipendenti. In realtà, Nikita, pur bravo, veniva pagato male e in ritardo. Vasilij, infatti, dava a Nikita non gli 80 rubli che gli sarebbero toccati ma 40, e glieli dava non tutti insieme a scadenza fissa ma un poco per volta, di quando in quando, e nemmeno in contanti ma sotto forma di merci della sua bottega, alzandone i prezzi. Il servitore aveva anche problemi a casa con la moglie e talvolta si era dato al bere; ma poi aveva fatto voto di rimanere sobrio e alla fine sopportava con pazienza ogni cosa. Ma questa sua bonomia gli faceva scivolare addosso le cattiverie e le collere dell’esigente padrone. 

Il viaggio di Vasilij e di Nikita iniziò in condizioni a dir poco sfavorevoli: nevicava, faceva molto freddo e le previsioni davano un peggioramento delle condizioni meteorologiche. Il viaggio in slitta si fece ora dopo ora sempre più complicato; i due si persero ma poi trovarono ospitalità nella casa di uno sperduto villaggio, in una famiglia messa in crisi dall’avidità di uno dei figli. Avrebbero potuto aspettare l’indomani e riposarsi, ma l’urgenza di compiere l’acquisto assillava Vasilij e quindi ripartirono.

Per fare in fretta, Vasilij decise di percorrere una scorciatoia poco frequentata. Poco dopo però iniziò una tormenta e il cavallo stremato si fermò. Nikita ritenne che, per passare la notte all’aperto, fosse necessario scavare una fossa nella neve. Pertanto, staccò il cavallo dalle stanghe, lo ricoprì con una coperta di iuta per proteggerlo dal freddo e pose la slitta in alto, in modo che, se la neve li avesse coperti, qualche buon’anima l’avrebbe vista e avrebbero scavato in quel posto. Il padrone, da parte sua, ritenne al contrario che la sosta potesse fargli perdere l’affare, per cui slegò il cavallo, lo rimontò e si allontanò da quella posizione abbandonando il servitore. Quest’ultimo, vestito in modo inadeguato, quando si rese conto di essere stato abbandonato dal padrone, si sdraiò sulla slitta ad aspettare la morte con rassegnazione.

Viaggiando da solo nel buio, Vasilij perse l’orientamento. Dopo lungo peregrinare, il cavallo cadde stremato in una fossa e l’uomo si rese conto di essere ritornato al punto di partenza. Vide la slitta dove giaceva Nikita coperto di neve, che gli confessò di avere un inizio di congelamento e di essere ormai rassegnato alla morte. Vasilij si mise a togliere la neve che ricopriva il suo servitore e si distese su di lui coprendolo, non soltanto con la sua pelliccia ma con tutto il suo corpo caldo. Il padrone ora era cambiato; non pensava più ai soldi, ma tentava di salvare l’altro, si preoccupava per lui e lo confortava. Più tardi anche Vasilij si accorse che gli si stavano congelando le estremità degli arti; ma ormai non pensava né alle sue gambe, né alle sue mani, ma soltanto a scaldare nel miglior modo possibile il servitore che gli giaceva sotto.

Alla fine, Vasilij si rese conto che la sua morte era vicina, ma non se ne dispiacque perché stava riscaldando col suo corpo Nikita. Aveva compreso l’autentico significato dell’esistenza, ormai libero dagli interessi terreni. L’indomani, nella tarda mattinata, alcuni contadini della zona disseppellirono dalla neve i due uomini. Il servitore era ancora vivo, nonostante alcune dita dei piedi gli si fossero congelate.

Nikita sopravviverà, proprio grazie alla protezione che gli aveva fornito Vasilij, il suo padrone “egoista e senza scrupoli”.

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La parabola raccolta in Russia – tratta da un racconto di Lev Tolstoj del 1895 – è incentrata sull’avidità e sui disastri che ne derivano. Ma non è mai troppo tardi per ravvedersi, come Vasilij, che capisce di aver sbagliato e quello sarà il momento del suo riscatto e anche il più felice.