A cura di don Ezio Del Favero

98 – La figlia del carbonaio

Ogni mattina andava nella foresta e lavorava sodo. La sera, al ritorno, era sfinito e sporco...

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Tra le maestose montagne della Cabilia, viveva un carbonaio indigente. Il suo lavoro, che consisteva nel trasformare la legna in carbone vegetale, era pesante e sporco. Padre di cinque figli, due maschi ancora piccoli e tre femmine, faceva fatica a sfamare i suoi.

Ogni mattina andava nella foresta e lavorava sodo. La sera, al ritorno, era sfinito e sporco. Le due figlie maggiori si vergognavano della condizione del padre e trascorrevano la maggior parte del tempo a farsi belle, truccarsi e giocare alle signore. Ma la più giovane era diversa: si occupava delle faccende domestiche aiutando la madre e si prendeva cura del padre. Volonterosa e generosa, si dimostrava indulgente di fronte alla pigrizia e all’indifferenza delle sorelle, cercando di riparare i loro errori e di soddisfare i loro desideri. Inoltre, la ragazza era notevolmente bella, straordinariamente saggia ed eccelleva nell’arte dell’eloquenza. In tutto il villaggio era citata come esempio.

La reputazione della figlia del carbonaio raggiunse il palazzo del Re. Il sovrano, che era appassionato di enigmi, sentendo parlare dei sorprendenti talenti della giovane, volle conoscerla e metterla alla prova. Convocò il carbonaio: «Tua figlia minore ha il dono di risolvere qualsiasi enigma?». «O nobile sovrano, mi sembra che ciò che dicono sia un po’ esagerato!». «Sottoponi a tua figlia il seguente indovinello: “Possiedo un albero che ha 12 rami e ogni ramo è diviso in 30 rami: di che cosa si tratta?”. Se tua figlia indovinerà l’enigma, sarà ricompensata. Se però fallirà, vi punirò entrambi con la morte! Hai una settimana per darmi la risposta!».

Il carbonaio lasciò il palazzo avvilito, ritenendo la figlia incapace di rispondere all’indovinello. Quando spiegò alla figlia l’incontro con il Re e l’enigma, la ragazza sorrise: «Non è difficile, padre: i 12 rami sono i mesi dell’anno e i 30 rami i giorni del mese. Questa è la risposta da dare al Re!».

Sette giorni dopo l’uomo si recò dal sovrano e gli disse: «I 12 rami sono i mesi dell’anno e i 30 rami i giorni del mese!». Il Re commentò: «Bene! Le vostre vite vi sono risparmiate! Per mostrarti la mia soddisfazione, ti chiedo la mano di tua figlia». Il carbonaio osò ribattere: «Sire, sono onorato e vi ringrazio. Però ella è troppo umile per voi, in quanto figlia di un miserabile carbonaio!». Il sovrano decretò: «Ho deciso! Tra dodici mesi manderò alla mia futura sposa i doni di nozze!». Pur sorpresa dalla notizia, la ragazza prese in considerazione la proposta del Re e, poco a poco, si preparò per diventarne la consorte.

Trascorsi i dodici mesi, nella modesta residenza del carbonaio arrivarono i servi del Re con i regali destinati alla sposa. La ragazza fu molto ospitale e seppe rendersi piacevole con loro, mentre questi la osservavano secondo gli ordini del sovrano. Durante il viaggio, però, i servi si erano impossessati di parte dei regali ritenendo la ragazza una sempliciotta. La ragazza fece finta di nulla. A cena presentò agli ospiti un succulento couscous di pollo. Tagliò i pezzi di carne e li distribuì con cura: a suo padre la testa e parte del petto; a sua madre la schiena; ai due fratelli il resto del petto; alle sorelle le ali; ai servi le zampe. Quando stavano per lasciare la casa, la futura sposa si rivolse loro: «Ringraziate il generoso sovrano e ditegli esattamente questo: “Mancano delle piume alla pernice, dell’acqua al mare e delle stelle al cielo!”».

Al cospetto del Re, i servi raccontarono: «Sire, la ragazza ci ha accolto bene, ma parla solo per enigmi! Come spiegare per esempio la condivisione del pollo?». Il Re: «Logica e giusta: il padre ottiene la testa perché è il capo della famiglia; la madre la schiena perché ne è la spina dorsale; ai figli il petto perché costituiscono il baluardo che la protegge dagli attacchi esterni; alle figlie le ali perché l’usanza è che un giorno lascino i genitori per andare a vivere con il marito. Quanto a voi, vi ha offerto le zampe perché siete andati a trovarla a piedi!». Uno dei servi aggiunse: «E la frase: “Mancano delle piume alla pernice, dell’acqua al mare e delle stelle al cielo?”».

A quel punto il Re urlò: «Farabutti! Che cosa avete fatto dei doni? La pernice senza piume significa che mancano dei mantelli preziosi! Il mare senza acqua che sono spariti dei profumi! Il cielo senza stelle che sono stati rubati dei gioielli dallo scrigno!». I servi si gettarono ai piedi del re, implorando il suo perdono. Il sovrano, intuendo la volontà della futura sposa, li graziò ma li allontanò dalla reggia.

Alla fine il Re sposò quella ragazza bella e intelligente e vissero tutti felici, compresa la famiglia del carbonaio.

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La parabola – raccolta in Algeria – insegna a essere buoni, cordiali, scaltri, umili e sinceri. La ricompensa prima o poi arriverà!